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	<title>Business Doctor Marketing Blog &#187; Innovazione</title>
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		<title>Il nuovo mondo del marketing e della vendita</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 16:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fare una considerazione per un acquisto, oppure  iniziare una riflessione allo scopo di valutare l’adozione di un nuovo prodotto o servizio è qualcosa che la vendita, intesa come processo, non sempre è capace di fare. Acquisti di genere complesso come quelli che possono avvenire nel processo di marketing business to business, comportano spesso riflessioni lunghe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fare una considerazione per un acquisto, oppure  iniziare una riflessione allo scopo di valutare l’adozione di un nuovo prodotto o servizio è qualcosa che la vendita, intesa come processo, non sempre è capace di fare. Acquisti di genere complesso come quelli che possono avvenire nel processo di marketing business to business, comportano spesso riflessioni lunghe ed un processo di screening elaborato.</p>
<p>E’ chiaro che in questo particolare contesto, la vendita, intesa come il contatto più diretto e “vicino” in senso spaziale con il cliente, non sempre porta al risultato sperato, specialmente se non è supportata da altre iniziative “a più lungo respiro”.</p>
<p>Adottare un nuovo servizio o acquistare un macchinario, oppure dei corsi di formazione aziendale, sono processi di scelta che richiedono al cliente tempo e energia. La crisi inoltre complica il processo decisionale, invocando scelte decise su criteri e priorità di spesa sempre più ristretti.  Le gerarchie di valore negli acquisti necessitano di essere valutate  con criteri sempre più rigidi.</p>
<p>Il marketing e la vendita tradizionale si affacciano in questo scenario con soluzioni preconfezionate “a misura sartoriale per il cliente”, elenchi interminabili  di caratteristiche (e di benefici ) e risposte imparate a memoria per ribattere le obiezioni. Si sente onestamente la mancanza di un approccio differente.</p>
<p>Talvolta questo nuovo contesto può essere ritrovato semplicemente lasciando il cliente libero di pensare e riflettere. Se le tecniche di vendita e di persuasione  ruotano intorno al tentativo di esercitare controllo sul cliente, perché non provare l’atteggiamento opposto, cioè lasciare il cliente libero di prendere decisioni informate e consapevoli?</p>
<p>A ben vedere,  questa è la direzione verso la quale si sta orientando il marketing  e la comunicazione digitale. I clienti hanno libero accesso a informazioni e opzioni di scelta, come mai è accaduto  in passato. E’ un male? Solo per chi non è capace di adeguarsi ed aprirsi all’innovazione.</p>
<p><strong>L’alternativa al controllo, tipico della vendita (e del marketing tradizionale</strong>), è quella dell’apertura e della chiarezza nella comunicazione.  Al posto di soluzioni preconfezionate, perché non invitare il cliente a riflettere, restituendogli la padronanza (e consapevolezza) dei suoi meccanismi decisionali e di acquisto?</p>
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		<title>Referenze: reazione o innovazione?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 18:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Personalmente, non conosco nessuno, imprenditore o professionista che protesti o si deprima quando riceve un nuovo cliente tramite una referenza. Le ragioni di questa felicità sono conosciute a tutti: un potenziale cliente “raccomandato” da un altro cliente o conoscente acquista più facilmente. Il ciclo di acquisto è più breve, l’entità dell’acquisto è spesso più alta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Innovazione-reazione-marketing-referenze.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1006" title="Innovazione-reazione-marketing-referenze" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Innovazione-reazione-marketing-referenze.jpg" alt="" width="560" height="187" /></a></p>
<p>Personalmente, non conosco nessuno, imprenditore o professionista che protesti o si deprima quando riceve un nuovo cliente tramite una referenza. Le ragioni di questa felicità sono conosciute a tutti: un potenziale cliente “raccomandato” da un altro cliente o conoscente acquista più facilmente. Il ciclo di acquisto è più breve, l’entità dell’acquisto è spesso più alta di un cliente ecc.</p>
<p>Se si osserva il meccanismo delle referenze dal lato che abbiamo appena accennato, sono rose e fiori.  Tutti sono felici. Il professionista perché acquisisce un cliente ad un costo prossimo allo zero. Il cliente è contento perché la sua difficoltà nella scelta di un fornitore è stata agevolata dal processo della referenza e della raccomandazione.</p>
<p>Se però si osserva il fenomeno da un altro lato,  cioè quello di coloro che si affacciano alla libera professione, solo per fare un esempio, il sistema mostra le sue pecche. Detto in breve: no clienti… No referenze! Chiaramente questo è solo un piccolo aspetto, una sfaccettatura della situazione ed è evidente che esistono altri sistemi utilizzabili per guadagnare l’attenzione dei clienti anche quando non si possiede un portafoglio clienti solido.</p>
<p>L’elemento sul quale voglio portare l’attenzione è sul fatto che, in alcune particolari attività, principalmente attività connesse con i servizi professionali<strong>, le referenze sono l’unico ed il solo strumento di marketing. I clienti arrivano solo per conoscenza… E tramite  conoscenze.<br />
</strong><br />
<strong>E’ un male? E’ un bene? Oppure semplicemente è una questione marginale?</strong> Dal mio punto di vista è importante per alcune precise ragioni:</p>
<p><strong>* Quando si sceglie un possibile fornitore affidandosi alle referenze</strong>, chiedendo quindi consiglio a conoscenti o amici, si sta semplicemente optando per una modalità decisionale che faciliti l’approccio all’ignoto.</p>
<p><strong>* In molti casi, la scelta di un fornitore viene fatta senza un criterio preciso</strong>. Se viene in aiuto un conoscente o un collega che indirizza, spesso si è ben felici di affidarsi a quel suggerimento, in particolar modo se questo appare onesto e disinteressato.</p>
<p><strong>* Scegliere è, per alcune particolari decisioni d’acquisto, “doloroso”</strong>. Affidarsi al noto aiuta ad alleviare questa preoccupazione.</p>
<p><strong>Per quanto le referenze siano un sistema di acquisizione clienti “ideale”, non è  possibile parlarne onestamente senza considerarne l’aspetto  conservativo, e, potremmo  addirittura affermare, reazionario.<br />
</strong><br />
<strong>Reazionario? Oui, mon ami!<br />
</strong>Se osserviamo il meccanismo della richiesta di referenze dal particolare punto di vista di chi è alla ricerca di un servizio, o di una soluzione ad un particolare problema, non possiamo non notare come la scelta del “noto”, l’amico dell’amico è una decisione assolutamente conservativa<strong>. E’ una scelta volta a minimizzare il rischio di prendere una cattiva decisione. </strong></p>
<p>Ovviamente non voglio dire che è necessario addossare la colpa di questo meccanismo decisionale imperfetto sulle spalle del cliente.</p>
<p><strong>Ho parlato di meccanismo decisionale imperfetto per una ragione molto precisa</strong>: una referenza significa sicuramente una scelta più facile, magari significa anche ottenere un prezzo migliore, ma <strong>è assolutamente falso dire che la referenza conduca sempre alla scelta migliore per il cliente.<br />
</strong><br />
<strong>Io ho compiuto scelte imperfette chiedendo informazioni e referenze ad amici e colleghi</strong>. Io stesso in passato sono stato responsabile di scelte imperfette, suggerendo decisioni “facili” ma che in seguito si sono dimostrate mediocri per i miei amici. Mi cospargo il capo di cenere (non i capelli perché ne ho ormai pochi), sono un essere umano.</p>
<p><strong>La referenza in questo contesto, è un meccanismo squisitamente egualitario. Può veicolare il successo della mediocrità oppure supportare l’eccellenza della pratica. In egual modo!<br />
</strong><br />
<strong>Infatti, tutti ottengono referenze: attività eccelse, leader nel loro campo, ma anche imprese “nella media”.  Persino attività mediocri o addirittura scarse, ottengono referenze dai loro clienti.</strong></p>
<p><strong>Il riflesso significativo e pratico</strong> di questi concetti sulle attività di marketing è precisamente questo<strong>:<br />
Informare ed educare il cliente alla scelta non è un’opzione, ma un dovere. </strong>Farsi carico di una parte di responsabilità, essere parti attive nel processo decisionale del cliente, <strong>significa creare migliori clienti</strong>, più consapevoli e in ultima istanza, più sicuri delle loro scelte. In particolar modo nel campo dei servizi, non esiste una attività professionale che sia leader..ed abbia  un portafoglio  clienti di poca qualità. Acquisire leadership significa esattamente acquisire i migliori clienti.<br />
Anche questa è innovazione!</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/katietegtmeyer/">Photocredit</a></p>
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		<title>Il rischio nascosto nella relazione cliente-impresa</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 12:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni transazione economica tra cliente ed impresa, ogni acquisto, nasconde dietro di se un certo grado di rischio. In alcuni casi questo rischio è egualmente condiviso tra le parti. Nella maggioranza delle situazioni però,  la bilancia del rischio pende più verso una delle parti coinvolte nella compravendita: in genere il cliente. La percezione del rischio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Dubbi-resistenze-paure-Marketing.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-739" title="Dubbi-resistenze-paure-Marketing" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Dubbi-resistenze-paure-Marketing.jpg" alt="" width="588" height="361" /></a></p>
<p><strong>Ogni transazione economica tra cliente ed impresa</strong>, ogni acquisto, nasconde dietro di se un certo grado di rischio. In alcuni casi questo rischio è egualmente condiviso tra le parti. Nella maggioranza delle situazioni però,  la bilancia del rischio pende più verso una delle parti coinvolte nella compravendita: in genere il cliente.</p>
<p><strong>La percezione del rischio</strong> è misurata principalmente al livello della possibile perdita economica: se compro il bene “x” e non funziona secondo le mie aspettative, il denaro speso è perso.</p>
<p><strong>Se la percezione della perdita di denaro è in molti casi il primo elemento relativo alla percezione del rischio</strong>, esistono delle ramificazioni con implicazioni molto più importanti e non limitate  al semplice pericolo di una perdita economica.</p>
<p><strong>* Rischio emozionale</strong><br />
Nelle sue molteplici sfaccettature, il rischio emozionale è presente in numerosi acquisti sia in campo <strong>business to business</strong> che <strong>business to customer</strong>. Questa particolare condizione può assumere svariate forme. E’ collegato all’opinione ed eventuale biasimo che altre persone (colleghi, superiori, amici, clienti, parenti) possono rivolgere alla persona che è responsabile per una particolare scelta di acquisto.</p>
<p><strong>In alcuni casi e per alcune professioni il fattore emozionale può essere l’elemento principale</strong> che influenza il comportamento di acquisto. Questo può capitare facilmente in molte professioni che instaurano una <strong>relazione di aiuto con il cliente</strong> (psicologi, medici, ecc) <strong>ed anche in alcuni settori della consulenza professionale</strong>.</p>
<p><strong>Assumere un professionista dell’aiuto può rappresentare, per alcune personalità</strong>, la manifestazione di una certa forma di “debolezza”. Questa percezione può manifestarsi con la difficoltà di selezionare o scegliere il professionista. Spesso questa situazione si complica con  l’emergere di una molteplicità di <strong>dubbi o resistenze</strong> e/o obiezioni  relative al fatto stesso di utilizzare una <strong>risorsa esterna</strong> per ottenere la soluzione di un problema “<strong>interno</strong>” al sistema-cliente.</p>
<p><strong>* Rischio strategico ed operativo</strong><br />
Acquisti e relazioni complesse, come quelli che possono svilupparsi nei settori business to business <strong>devono confrontarsi effettivamente con livelli di percezione del rischio solitamente elevati</strong>. Decisioni di acquisto complesse <strong>possono mettere a rischio l’intera sicurezza ed il futuro di una azienda</strong>. La scelta di particolari fornitori, tecnologie e/o macchinari oppure l’acquisizione di metodologie e processi nuovi e innovativi sono solo esempi di elementi che possono essere <strong>fonti di rischio reale e percepito</strong> da coloro che devono prendere importanti decisioni.</p>
<p><strong>Chiunque sia seriamente determinato a scoprire le leve decisionali</strong> ed entrare più in profondità nei meccanismi di scelta interna  dei clienti, non può prescindere da questa analisi del rischio. E’ importante notare come gli strumenti  classici di indagine sul comportamento e feedback del <strong>cliente, raramente permettono l’accesso a questo tipo di sapere</strong> con i dettagli  e l’onestà necessari per intraprendere azioni di marketing e comunicazione efficaci.</p>
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		<title>Il mito della rete di vendita per i servizi professionali</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 14:45:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ un dato di fatto. La maggior parte dei professionisti odia il marketing e la vendita. Questo d’altronde è un tratto comportamentale che accomuna la maggior parte delle professioni di natura intellettuale. “Sono bravo, competente e  le mie soluzioni sono ottime…. Perché devo perdere tempo facendo qualcosa come il marketing e/o la vendita che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Rete vendita servizi professionali" src="http://farm3.static.flickr.com/2634/3704738603_03c671c78e.jpg" alt="" width="360" height="270" /><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/ohaodha/"></a></p>
<p>E’ un dato di fatto. La maggior parte dei professionisti odia il marketing e la vendita. Questo d’altronde è un tratto comportamentale che accomuna la maggior parte delle professioni di natura intellettuale.</p>
<p>“Sono bravo, competente e  le mie soluzioni sono ottime…. Perché devo perdere tempo facendo qualcosa come il marketing e/o la vendita che non mi piace e soprattutto non mi si addice ed è fonte di disagio?”</p>
<p><strong>La resistenza al marketing ed all’innovazione</strong> è forse una delle cause principali della staticità del mercato dei servizi professionali in Italia. A questo si aggiungono stereotipi errati sul marketing ed una diffusione inefficace delle modalità di comunicazione realmente adatte al marketing dei servizi.  Se poi si aggiunge la scarsa mobilità sociale e l’utilizzo sistematico della cooptazione, si ha un quadro sufficientemente chiaro sull’accesso alle professioni in Italia.</p>
<p><strong>Allo stesso tempo, ci  ritroviamo  circondati da venditori e rappresentanti di ogni genere</strong>. Il passaggio di livello effettuato da molti professionisti è quasi automatico: <strong>perché non utilizzare un venditore o un procacciatore di affari per trovare clienti per la mia attività?</strong> Potrei pagarlo a percentuale sui risultati e in questo modo le spese fisse sono ridotte al minimo. Se l’idea non dovesse funzionare…non perdo nulla.</p>
<p><strong>Questo ragionamento, piuttosto comune, è viziato nella sua applicazione pratica</strong> da una  serie di complessità  di fondo, direttamente collegate alla problematicità specifica del marketing e vendita del servizio professionale.</p>
<p><strong>* Il ciclo di acquisto dei servizi professionali è, nella maggioranza dei casi, lungo e complesso.</strong> I tempi tra il primo contatto con un potenziale cliente e l’effettiva chiusura della vendita possono variare da  pochi mesi per arrivare a uno o anche due anni.</p>
<p><strong>Trovare un intermediario o venditore che sia capace di attendere per un tempo così lungo</strong> è una chimera. Cosi come è estremamente difficile che, in assenza di strumenti di marketing avanzati, questa persona sia capace di aiutare il potenziale cliente durante la sua progressione  nel ciclo di acquisto.</p>
<p><strong>* Delegare a terzi il <a title="marketing servizi professionali" href="http://www.businessdoctor.it/wp/2010/06/01/copia-e-svanisci-il-grande-errore-nel-marketing-dei-servizi-professionali/">marketing e la vendita dei servizi professionali </a>è reso ancora più complicato dall’aspetto relazionale del rapporto tra professionista e cliente.</strong> Tipicamente la relazione di fiducia tra professionista e cliente si instaura attraverso <strong>una serie di contatti ripetuti nel tempo</strong>. Questi contatti hanno una natura strettamente personale. La relazione di fiducia viene a crearsi tra <strong>chi</strong> acquista il servizio e <strong>chi</strong> lo attua.</p>
<p><strong>Inserire una terza persona sotto forma di venditore o   intermediario, rende la costruzione di questa relazione “incestuosa”.</strong> Il professionista trasmette la sua professionalità e l’affermazione di valore al venditore che a sua volta cerca di comunicarla  al futuro cliente.</p>
<p><strong>Secondo questo processo, una volta che il cliente ha maturato la decisione di acquisto,</strong> – sposta- il livello della conversazione direttamente <strong>con –chi- effettua il servizio. </strong>Questo processo  è molto  più macchinoso e complesso nella realtà di quanto possa apparire. Oltretutto occorre considerare che la vendita e negoziazione vera e propria avviene solo ed esclusivamente tra il professionista ed il cliente.</p>
<p>Affinché il processo di marketing dei servizi affidato ad intermediari possa funzionare, è richiesta la presenza di numerosi fattori molto difficili da fare coesistere insieme, tra cui:</p>
<p><strong>* Elevata competenza e professionalità dell’intermediario </strong>che deve conoscere impeccabilmente sia la situazione del cliente sia le specifiche del servizio professionale.</p>
<p><strong>* Capacità di nutrire e consolidare la relazione</strong> anche per tempi molto lunghi</p>
<p><strong>* Avere a disposizione strumenti, procedure, pratiche e metodologie di marketing ripetibili</strong> che siano di supporto alla crescita della relazione.</p>
<p><strong>* Una metodologia per spostare la fiducia creata tra il venditore ed il cliente in direzione del  professionista,</strong> quando il potenziale cliente è nelle condizioni di prendere una decisione di acquisto.</p>
<p><strong>E’ chiaro che l’accadimento di  queste condizioni è realmente complesso e non può  essere ottenuto se non con uno studio e sviluppo dettagliato di strategie e piani di marketing  strategico e  operativo</strong>. La apparente semplicità del modello di distribuzione dei servizi professionali richiede studio, impegno e risorse che difficilmente possono essere acquisite dall’oggi al domani.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/ohaodha/">Photocredit</a></p>
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		<title>Marketing Overload</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 14:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[B2B Marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo bombardati da messaggi di marketing. Dalla televisione, passando per la radio ed arrivando alla fine al web è un susseguirsi di stimoli all&#8217;acquisto o valutazione di prodotti e/o servizi. La controparte di questo bombardamento è l&#8217;aumento dei mezzi a disposizione per imprese e professionisti allo scopo di veicolare il proprio messaggio. Non passa mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Marketing-Overload.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-561" title="Marketing Overload" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Marketing-Overload.jpg" alt="" width="600" height="405" /></a><br />
<strong>Siamo bombardati da messaggi di marketing</strong>. Dalla televisione, passando per la radio ed arrivando alla fine al web è un susseguirsi di stimoli all&#8217;acquisto o valutazione di prodotti e/o servizi.</p>
<p><strong>La controparte di questo bombardamento</strong> è l&#8217;aumento dei mezzi a disposizione per imprese e professionisti allo scopo di veicolare il proprio messaggio. Non passa mese che un nuovo &#8220;<strong>tool</strong>&#8221; viene immesso sul mercato con la promessa di aiutare l&#8217;impresa allo scopo di comunicare efficacemente con il proprio target clienti.</p>
<p><strong>Molti di questi strumenti non nascono dichiaratamente in modo commerciale</strong> ma i marketers sono abili nel trovare applicazioni di comunicazione anche per gli strumenti &#8220;più innocenti&#8221;. Ovviamente questo non costituisce un problema, anzi.</p>
<p><strong>L&#8217;incertezza si palesa quando l&#8217;impresa</strong> si trova nella condizione di scegliere &#8211; <strong>quali </strong>- strumenti utilizzare per il proprio marketing e la comunicazione.</p>
<p><strong>Questo è l&#8217;altro lato del Marketing Overload</strong>: non esiste solo l&#8217;intasamento pubblicitario ma inizia a manifestarsi un principio di intossicazione da&#8230;. attrezzi.</p>
<p><strong>Tanti strumenti a disposizione&#8230;come scegliere?</strong></p>
<p><strong>* Osservare la concorrenza.</strong> Questa è la mossa più istintiva, quella che viene seguita dalla maggior parte delle attività professionali. Può funzionare oppure può rivelarsi una svista madornale. Se si adotta uno strumento con l&#8217;idea che questo &#8220;forse&#8221;, &#8220;magari&#8221;, &#8220;se&#8221; &#8220;probabilmente&#8221;&#8230;potrebbe funzionare,<strong> l&#8217;effetto certo è quello di una perdita di tempo e denaro</strong>. Acquisire certezza che uno strumento funzioni per una particolare attività&#8230; è un&#8217;altra cosa.</p>
<p><strong>* Studiare nicchie di mercato adiacenti alla propria</strong>. Se alcune iniziative di marketing funzionano per loro, se l&#8217;attività osservata è simile in qualche modo alla nostra, esiste una <strong>ragionevole probabilità</strong> che le iniziative, opportunamente elaborate possano funzionare. Ma, anche in questo caso, non esiste una garanzia di successo.</p>
<p><strong>L&#8217;immobilismo è una alternativa migliore?</strong> Ovviamente no, ma per adottare efficacemente un nuovo strumento è saggio:</p>
<p><strong>* Osservare ed analizzare</strong> in che modo questo funziona per gli altri.<strong> Assicurarsi della qualità delle informazioni</strong>: &#8220;Mio cugino mi ha detto che l&#8217;amico di un suo amico trova un sacco di clienti su facebook&#8221; non è un sistema affidabile, ma una stronzata.</p>
<p><strong>* Osservare come gli strumenti di marketing vengano utilizzati</strong> da attività operanti  in mercati adiacenti al proprio e con quali risultati (misurabili).</p>
<p><strong>Informarsi sull&#8217;efficacia di una particolare attività di marketing </strong>contattando i propri concorrenti direttamente è come acquistare un biglietto garantito per &#8220;quel paese&#8221;. <strong>Al contrario, rivolgersi ad attività non concorrenti</strong> con la stessa domanda, anche se a prima vista può sembrare poco ortodosso, può rivelarsi efficace.</p>
<p><strong>* Adattare prima di adottare</strong>. Copiare quello che fanno gli altri è, in alcuni casi illegale, in altri inutile e, in tutti i casi, noioso. Prima ancora di pensare di utilizzare un nuovo strumento di marketing è ok chiedersi non solo &#8220;<strong>se funziona</strong>&#8221; ma, &#8220;<strong>perchè funziona</strong>&#8221; e “<strong>come funziona</strong>”.</p>
<p><strong>* Sperimentare su piccola scala prima di lanciarsi a testa bassa con il nuovo strumento</strong>. Prima di spendere migliaia di euro in un progetto, ha senso effettuare piccoli test preliminari per capire l&#8217;efficacia del nuovo strumento di marketing.</p>
<p><strong>A volte la spinta ad adottare un nuovo mezzo di marketing</strong> avviene sotto forma di  sollecitazione da parte di qualche agenzia/azienda. L&#8217;accettazione o il rifiuto di un test preliminare allo scopo di valutare l&#8217;efficacia dell&#8217;iniziativa può essere un&#8217;ottimo segnale indicatore della serietà dell&#8217;azienda promotrice e della efficacia dello strumento.</p>
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		<title>Marketing , Vendita e Innovazione  1.0 Il mondo sta cambiando&#8230;Oppure non cambierai nulla?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 07:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Atteggiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Free Time]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[monopolio]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[vendita]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo cambia, è vero. Eppure, nonostante questo, molti rimangono ancora attaccati alle vecchie pratiche. Comportamenti improduttivi relativi al marketing, alla comunicazione, alla vendita. Modelli di marketing obsoleti e che funzionano male. Nella mia personalissima opinione, queste modalità sono legate ad una visione del mondo &#8220;preistorica&#8221; e si riflettono in credenze limitanti sul piano del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-438" style="border: 0pt none; margin: 0px;" title="Marketing e Vendita Innovazione 1.0 Il mondo sta cambiando...Oppure non cambierai nulla" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/Marketing-e-Vendita-Innovazione-1.0-Il-mondo-sta-cambiando...Oppure-non-cambierai-nulla.jpg" alt="Marketing e Vendita Innovazione 1.0 Il mondo sta cambiando...Oppure non cambierai nulla" width="500" height="468" /><br />
Il mondo cambia, è vero.</strong> Eppure, nonostante questo, molti rimangono ancora attaccati alle vecchie pratiche. Comportamenti improduttivi relativi al marketing, alla comunicazione, alla vendita. Modelli di marketing obsoleti e che funzionano male.</p>
<p>Nella mia personalissima opinione, queste modalità sono legate ad una visione del mondo &#8220;preistorica&#8221; e si riflettono in credenze limitanti sul piano del marketing e della vendita.</p>
<p><strong>Se, fino a non molti anni fa, il contatto con i venditori era l&#8217;unico modo possibile per acquisire informazioni </strong>oltre a cataloghi, brochure ecc, adesso il mondo è diverso. Attraverso il web i clienti possono avere accesso a tutte le informazioni di cui hanno bisogno (se si decide di renderle accessibili, ovviamente) per prendere una decisione di acquisto.</p>
<p><strong>Allo stesso tempo molte imprese rifiutano di abbracciare il cambiamento</strong>. Rimangono legate al vecchio modello della &#8220;vendita personale&#8221;. Le informazioni e la vendita, in questa visione del mondo, sono limitate al contatto &#8220;fisico&#8221; dovuto alla presenza di un venditore, un rappresentante ecc.</p>
<p><strong>Le credenze che supportano questa visione del mondo, del marketing e della vendita sono diverse.</strong> Probabilmente la madre di queste è collegata al fatto che &#8220;si è sempre fatto così&#8230;perché cambiare?&#8221;. Un&#8217;altra è semplicemente il fatto che non si ha l&#8217;idea che l&#8217;intero processo del marketing possa essere condotto diversamente, e quindi risultare più efficace.</p>
<p><strong>Eppure i sintomi sono presenti</strong>. Le imprese li riconoscono appieno. Difficoltà per i venditori di ottenere appuntamenti, allungamento del ciclo di acquisto, appuntamenti rimandati all&#8217;infinito ecc. ecc.</p>
<p>Se esistesse una sola ragione per passare ad un modello di marketing, di comunicazione e vendita più maturo e responsabile, probabilmente questa sarebbe quella del tempo.<strong> La parola &#8220;responsabile&#8221; ha quì un significato preciso: rispetto del tempo degli altri. </strong></p>
<p><strong>Se dovessi dedicare un&#8217;ora del mio tempo</strong>, ogni giorno, per parlare con ogni persona che vuole propormi qualche nuovo prodotto o servizio, la mia vita personale ( e professionale) finirebbe. Lo stesso accade con i clienti. Sicuramente alcuni di loro sono aperti a ricevere informazioni che sono importanti per loro. Sempre più frequentemente però, vogliono essere padroni del  tempo destinato alla acquisizione delle informazioni relative alla scelta.</p>
<p><strong>Prima i venditori e le aziende avevano il monopolio sulla creazione e distribuzione di informazioni.</strong> Questo monopolio si è dissolto. Riconoscere questo cambiamento, accettarlo e viverlo nella sua profondità e nelle implicazioni può essere un passaggio difficile, complicato e lungo.</p>
<p><strong>Anche in questa situazione il fattore &#8220;tempo&#8221; è coinvolto</strong>. Fa da padrone. Determina le scelte, <strong>o l&#8217;assenza di scelte</strong>. Coloro che credono che il modello tradizionale continui a funzionare ancora e che quindi ignorano il cambiamento, <strong>spostando in avanti la decisione per l&#8217;innovazione</strong>, spesso vivono una condizione illusoria.</p>
<p><strong>&#8220;Quando quello che facciamo smetterà del tutto di funzionare&#8230;decideremo per il nuovo&#8221;</strong>. Questo è quello che si pensa. L&#8217;idea che sostiene questa credenza è che l&#8217;efficacia del marketing e della comunicazione &#8220;old style&#8221; decresca gradualmente.</p>
<p><strong>&#8220;Abbiamo un sacco di tempo per cambiare il nostro modo di fare marketing&#8221;</strong><br />
Quando le cose vanno male, e possono andare veramente male, questa frase si trasforma in &#8220;Se avessi avuto più tempo&#8221;. Purtroppo il tempo a questo punto è già scaduto. E&#8217; esaurito. Non c&#8217;è più tempo per cambiare ed innovare.</p>
<p><strong>E&#8217; curioso notare come l&#8217;illusione dell&#8217;infinità del tempo sostiene e rinforza tutte le cattive abitudini. Anche quelle professionali e d&#8217;impresa.</strong></p>
<p>&#8220;Dopo natale inizio la dieta&#8221;<br />
&#8220;Dopo le feste mi iscrivo in palestra&#8221;<br />
&#8221; &#8230;.completa tu&#8230;.&#8221;</p>
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		<title>Propositi per l&#8217;anno nuovo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 09:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Atteggiamento]]></category>
		<category><![CDATA[azione]]></category>
		<category><![CDATA[buoni propositi]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[esecuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi  non ha mai subito il fascino  della grande strategia? Quella che è in grado di rivoluzionare completamente il business e fare schizzare i profitti al cielo. Ore di brainstormin passate insieme con lo scopo di produrre la grande idea. Il problema sorge quando si tratta di tradurre in pratica la grande idea e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-425" style="border: 0pt none; margin: 0px;" title="Propositi per il nuovo anno" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2009/11/Propositi-per-il-nuovo-anno1.jpg" alt="Propositi per il nuovo anno" width="500" height="252" /><br />
Chi  non ha mai subito il fascino  della grande strategia? </strong>Quella che è in grado di rivoluzionare completamente il business e fare schizzare i profitti al cielo. Ore di brainstormin passate insieme con lo scopo di produrre la grande idea.</p>
<p><strong>Il problema sorge quando si tratta di tradurre in pratica la grande idea e la super strategia</strong>. Le stesse persone che erano eccitate all&#8217;idea di produrre il cambiamento, quando si tratta di tradurlo in azioni pratiche&#8230;si ritirano.</p>
<p><strong>Ritirata strategica o mancanza di una strategia di esecuzione?</strong><br />
Sto parlando di questo per una ragione precisa, in un periodo di tempo ben definito. Ehi&#8230;Natale si avvicina. Anche il capodanno è prossimo. Sappiamo bene che  natale e capodanno sono la fiera delle migliori intenzioni:</p>
<p>* Dopo le feste inizio la dieta<br />
* Dopo le feste ritorno in palestra<br />
* Dopo le feste faccio (&#8230;riempi tu con quello che vuoi&#8230;)<br />
* Basta con la corruzione (riflette il politico). Da Gennaio non passo più gli appalti agli ami&#8230;[Pensiero interrotto dallo squillo del telefono. E' il solito conoscente che chiede una spintarella per il suo progetto]</p>
<p><strong>Quando si tratta di cambiamento</strong>, ripensare nuove abitudini o mettere in pratica decisioni che sono state messe in agenda da anni..c&#8217;è sempre qualche festa, ricorrenza oppure una emergenza che sconvolge i ritmi ed i piani.</p>
<p><strong>E&#8217; comunque curioso notare come proprio in questo periodo dell&#8217;anno le persone compiano una sorta di inventario</strong> delle azioni o dei risultati ottenuti durante l&#8217;anno e optino per la svolta. La svolta decisiva che cambia la vita.</p>
<p>Quello che però rende la svolta ed il cambiamento difficile e quindi spesso irrealizzabile è proprio l&#8217;atteggiamento che sostiene la spinta al rinnovamento.<strong> Viene vissuto come una dieta. </strong></p>
<p><strong>Se ieri si mangiava come lupi</strong>, da domani ci si nutre solo di carote e piselli bolliti&#8230;e niente pasta!</p>
<p><strong>Dal terzo giorno in poi, la pasta ritorna sul tavolo da pranzo</strong>. Carote e piselli vengono usati per nutrire l&#8217;asinello.</p>
<p><strong>Anche nel marketing e nel business l&#8217;atteggiamento è simile</strong>. Piuttosto che optare per un cambiamento lento e costante, si preferisce la rivoluzione. Salvo poi scoprire che non si è attrezzati a sufficienza per sostenere la rivoluzione nel tempo.</p>
<p><strong>Molti, seguendo questo principio passano da &#8220;Zero Marketing&#8221; a &#8220;Full time Marketing&#8221;</strong>. Poichè il primo ed il secondo giorno  di impegno non hanno prodotto risultati visibili&#8230;al terzo giorno si è arrivati alla condizione di &#8220;Part Time Marketing&#8221;. Ti lascio immaginare il livello di impegno nel marketing il lunedì successivo.</p>
<p><strong>Quindi è meglio la dieta o un nuovo regime alimentare?</strong></p>
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