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	<title>Business Doctor Marketing Blog &#187; Marketing relazionale</title>
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		<title>Referenze: reazione o innovazione?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 18:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Personalmente, non conosco nessuno, imprenditore o professionista che protesti o si deprima quando riceve un nuovo cliente tramite una referenza. Le ragioni di questa felicità sono conosciute a tutti: un potenziale cliente “raccomandato” da un altro cliente o conoscente acquista più facilmente. Il ciclo di acquisto è più breve, l’entità dell’acquisto è spesso più alta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Innovazione-reazione-marketing-referenze.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1006" title="Innovazione-reazione-marketing-referenze" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Innovazione-reazione-marketing-referenze.jpg" alt="" width="560" height="187" /></a></p>
<p>Personalmente, non conosco nessuno, imprenditore o professionista che protesti o si deprima quando riceve un nuovo cliente tramite una referenza. Le ragioni di questa felicità sono conosciute a tutti: un potenziale cliente “raccomandato” da un altro cliente o conoscente acquista più facilmente. Il ciclo di acquisto è più breve, l’entità dell’acquisto è spesso più alta di un cliente ecc.</p>
<p>Se si osserva il meccanismo delle referenze dal lato che abbiamo appena accennato, sono rose e fiori.  Tutti sono felici. Il professionista perché acquisisce un cliente ad un costo prossimo allo zero. Il cliente è contento perché la sua difficoltà nella scelta di un fornitore è stata agevolata dal processo della referenza e della raccomandazione.</p>
<p>Se però si osserva il fenomeno da un altro lato,  cioè quello di coloro che si affacciano alla libera professione, solo per fare un esempio, il sistema mostra le sue pecche. Detto in breve: no clienti… No referenze! Chiaramente questo è solo un piccolo aspetto, una sfaccettatura della situazione ed è evidente che esistono altri sistemi utilizzabili per guadagnare l’attenzione dei clienti anche quando non si possiede un portafoglio clienti solido.</p>
<p>L’elemento sul quale voglio portare l’attenzione è sul fatto che, in alcune particolari attività, principalmente attività connesse con i servizi professionali<strong>, le referenze sono l’unico ed il solo strumento di marketing. I clienti arrivano solo per conoscenza… E tramite  conoscenze.<br />
</strong><br />
<strong>E’ un male? E’ un bene? Oppure semplicemente è una questione marginale?</strong> Dal mio punto di vista è importante per alcune precise ragioni:</p>
<p><strong>* Quando si sceglie un possibile fornitore affidandosi alle referenze</strong>, chiedendo quindi consiglio a conoscenti o amici, si sta semplicemente optando per una modalità decisionale che faciliti l’approccio all’ignoto.</p>
<p><strong>* In molti casi, la scelta di un fornitore viene fatta senza un criterio preciso</strong>. Se viene in aiuto un conoscente o un collega che indirizza, spesso si è ben felici di affidarsi a quel suggerimento, in particolar modo se questo appare onesto e disinteressato.</p>
<p><strong>* Scegliere è, per alcune particolari decisioni d’acquisto, “doloroso”</strong>. Affidarsi al noto aiuta ad alleviare questa preoccupazione.</p>
<p><strong>Per quanto le referenze siano un sistema di acquisizione clienti “ideale”, non è  possibile parlarne onestamente senza considerarne l’aspetto  conservativo, e, potremmo  addirittura affermare, reazionario.<br />
</strong><br />
<strong>Reazionario? Oui, mon ami!<br />
</strong>Se osserviamo il meccanismo della richiesta di referenze dal particolare punto di vista di chi è alla ricerca di un servizio, o di una soluzione ad un particolare problema, non possiamo non notare come la scelta del “noto”, l’amico dell’amico è una decisione assolutamente conservativa<strong>. E’ una scelta volta a minimizzare il rischio di prendere una cattiva decisione. </strong></p>
<p>Ovviamente non voglio dire che è necessario addossare la colpa di questo meccanismo decisionale imperfetto sulle spalle del cliente.</p>
<p><strong>Ho parlato di meccanismo decisionale imperfetto per una ragione molto precisa</strong>: una referenza significa sicuramente una scelta più facile, magari significa anche ottenere un prezzo migliore, ma <strong>è assolutamente falso dire che la referenza conduca sempre alla scelta migliore per il cliente.<br />
</strong><br />
<strong>Io ho compiuto scelte imperfette chiedendo informazioni e referenze ad amici e colleghi</strong>. Io stesso in passato sono stato responsabile di scelte imperfette, suggerendo decisioni “facili” ma che in seguito si sono dimostrate mediocri per i miei amici. Mi cospargo il capo di cenere (non i capelli perché ne ho ormai pochi), sono un essere umano.</p>
<p><strong>La referenza in questo contesto, è un meccanismo squisitamente egualitario. Può veicolare il successo della mediocrità oppure supportare l’eccellenza della pratica. In egual modo!<br />
</strong><br />
<strong>Infatti, tutti ottengono referenze: attività eccelse, leader nel loro campo, ma anche imprese “nella media”.  Persino attività mediocri o addirittura scarse, ottengono referenze dai loro clienti.</strong></p>
<p><strong>Il riflesso significativo e pratico</strong> di questi concetti sulle attività di marketing è precisamente questo<strong>:<br />
Informare ed educare il cliente alla scelta non è un’opzione, ma un dovere. </strong>Farsi carico di una parte di responsabilità, essere parti attive nel processo decisionale del cliente, <strong>significa creare migliori clienti</strong>, più consapevoli e in ultima istanza, più sicuri delle loro scelte. In particolar modo nel campo dei servizi, non esiste una attività professionale che sia leader..ed abbia  un portafoglio  clienti di poca qualità. Acquisire leadership significa esattamente acquisire i migliori clienti.<br />
Anche questa è innovazione!</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/katietegtmeyer/">Photocredit</a></p>
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		<title>Relazione o transazione: il giusto mix per una relazione strategica che funziona</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 19:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attività professionali ed imprenditoriali di ogni genere possono trarre vantaggio dalla creazione di opportune relazioni strategiche. Da questo punto di vista, possiamo definire una relazione strategica o partnership come un’alleanza più o meno formale attraverso la quale due o più attività condividono risorse, conoscenza e/o un rapporto privilegiato con determinati clienti, allo scopo di creare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Relazione-o-Transazione-banner.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-996" title="Relazione-o-Transazione-banner" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Relazione-o-Transazione-banner.jpg" alt="" width="560" height="187" /></a></p>
<p>Attività professionali ed imprenditoriali di ogni genere possono trarre vantaggio dalla creazione di opportune relazioni strategiche. Da questo punto di vista, possiamo definire una relazione strategica o partnership come un’alleanza più o meno formale attraverso la quale due  o più attività condividono risorse, conoscenza e/o un rapporto privilegiato con determinati clienti, allo scopo di creare valore.</p>
<p>Tutte le attività possono avvantaggiarsi di una relazione strategica, non importa quale sia l’area di lavoro o il settore. Spesso è proprio la semplicità del concetto a costituire il primo grande ostacolo perché questo strumento possa essere utilizzato con successo:</p>
<p>Se io sono “A” e so che “B” ha un portafoglio clienti con una tipologia ideale  ed il mio prodotto/servizio è complementare a quello di “B”, potrei allearmi con lui allo scopo di accedere alle sue risorse in cambio di una qualche ricompensa.</p>
<p>Facile? Un processo che si può descrivere in meno di tre righe. Cosa può essere più semplice?<br />
Nella realtà dei fatti, creare una partnership può essere molto più complesso di quanto descritto. Possono emergere implicazioni (e complicazioni) anche di natura legale, e oltretutto, poiché appare così semplice, per ogni individuo “B”che esiste, puoi stare certo che qualcuno ti ha preceduto, avendo la stessa idea che in questo momento a te appare rivoluzionaria.</p>
<p>Nelle righe precedenti, ho descritto  l’elemento chiave della partnership strategica, la condivisione o il fatto di mettere a disposizione delle parti coinvolte delle risorse altrimenti difficili da ottenere. Nel nostro esempio la risorsa era rappresentata da un portafoglio clienti “appetibile”.</p>
<p>L’altro elemento che entra in gioco per la relazione è quello della ricompensa. Poiché non è pensabile che la condivisione avvenga senza uno scambio, deve essere considerato il fattore “ricompensa”, qualunque forma questo possa avere. Perché una partnership possa avere successo è necessario un bilanciamento, un equilibrio tra questi due elementi: relazione e transazione (o ricompensa).</p>
<p>Prendere in considerazione questi due elementi aiuta ad avere chiarezza sui motivi per cui molte delle possibili partnership iniziano con il piede sbagliato, oppure non iniziano per niente.</p>
<p><a href="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Relazione-O-Transazione.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-997" title="Relazione-O-Transazione" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/Relazione-O-Transazione.jpg" alt="" width="499" height="487" /></a></p>
<p>Se osserviamo lo schema della figura, e prendiamo in considerazione i due lati estremi del binomio relazione-transazione possiamo osservare che:</p>
<p>* Se il focus della partnership è totalmente centrato sulla transazione, la situazione è molto simile a quella che accade in molte forme di “affiliate marketing”,  in cui le parti ricercano esclusivamente il massimo ritorno economico dalla partnership.  In un contesto di marketing non online lo stesso fenomeno potrebbe capitare qualora l’ospite della partnership, colui che mette a disposizione le sue risorse, faccia una sorta di asta al miglior offerente, valutando la fattibilità della collaborazione solo in funzione della massimizzazione del suo guadagno.</p>
<p>* L’altra alternativa “estrema” si può presentare qualora l’elemento chiave che supporta la relazione è quello squisitamente relazionale. Lo scambio economico è inesistente e il focus è solo la relazione ed il trasferimento di fiducia dall’ospite al beneficiario della relazione.</p>
<p>Naturalmente in questo caso particolare esistono una serie di vantaggi e benefici sottili  che  sono capaci di generare un valore, anche notevole, per chi mette a disposizione le risorse, anche se spesso questi vantaggi non sono facilmente misurabili in modo tradizionale o in termini monetari.</p>
<p>Un fornitore che, tramite una partnership,  metta a disposizione dei propri clienti dei servizi che creino ulteriore valore può rafforzare la sua immagine e allo stesso tempo irrobustire la posizione sul mercato, stringendo ancora di più la relazione con i suoi clienti. Può ottenere quindi un beneficio economico indiretto ottenuto attraverso la partnership strategica con un altro soggetto.</p>
<p>Per creare una collaborazione che funzioni, è importante  tenere a mente entrambi questi fattori e programmare in anticipo, pianificando esattamente l’obiettivo per l’aspetto relazionale e per quello economico. Solo in questo modo si potrà avere una ragionevole possibilità di incontrare il partner giusto.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/pinksherbet/" rel="nofollow">Photocredit</a></p>
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		<title>Perché i clienti non acquistano?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 15:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Talvolta, accade semplicemente così: il cliente ha il denaro per compiere l’acquisto, ha bisogno del bene o del servizio offerto, ha l’autorità per decidere sull’acquisto ed ha consapevolezza che il problema che richiede soluzione deve essere risolto in un determinato lasso temporale. Eppure accade il niente, il nulla, lo zero assoluto. Il cliente non acquista. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/resistenza-acquisto-marketing.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-973" title="resistenza-acquisto-marketing" src="http://www.businessdoctor.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/resistenza-acquisto-marketing.jpg" alt="" width="560" height="187" /></a></strong></p>
<p><strong>Talvolta, accade semplicemente così</strong>: il cliente ha il denaro per compiere l’acquisto, ha bisogno del bene o del servizio offerto, ha l’autorità per decidere sull’acquisto ed ha consapevolezza che il problema che richiede soluzione deve essere risolto in un determinato lasso temporale. Eppure accade il niente, il nulla, lo zero assoluto. Il cliente non acquista.</p>
<p><strong>Quando questo comportamento vede luce</strong>, si tenta (spesso invano) di scendere alle lusinghe. Si abbassa il prezzo, magari convinti che questo sia l’elemento che farà scatenare una decisione positiva. Altre volte si cerca di aggiungere valore. Questo valore aggiunto può avere la forma di beni o servizi extra che si aggiungono al servizio principale<strong>. In alcuni casi, anche questi tentativi risultano improduttivi. Il cliente non prende una decisione.<br />
</strong><br />
Una decisione di acquisto, in particolare quando questa risoluzione riguarda prodotti o servizi  complessi, implica sempre un cambiamento di percezione da parte del cliente. Affinché il cambiamento “esterno” accada, sia esso la scelta finale dell’acquisto o il perfezionamento di un contratto, <strong>è necessario che sia preceduto da un mutamento interno di percezione.</strong></p>
<p>L’acquisto “reale” infatti,  in molti casi, deve accadere prima <strong>nel sistema del cliente</strong> prima che venga esteriorizzato in azioni compiute nel mondo sensibile. Questo è particolarmente vero per acquisti o  investimenti importanti per il cliente. Comprare un caffè in un bar anche sconosciuto non richiede un grande impegno decisionale. Acquistare un servizio complesso con implicazioni rilevanti per il successo di un’attività, richiede uno scrutinio ed una fase selettiva e decisionale molto più articolata e talvolta difficoltosa.</p>
<p><strong>La risposta comune a questa impasse  sperimentata dal cliente da parte del marketing, della comunicazione o della vendita è quella di ricorrere alla leva della motivazione</strong>: “E’ necessario motivare il cliente”.</p>
<p>E’ evidente come l’analisi e la creazione di sistemi utili a facilitare il processo decisionale dei clienti è possibile solo se si ha la consapevolezza di:</p>
<p>* Come decidono e quali elementi prendono in considerazione per prendere una decisione d’acquisto?<br />
* Quali sono i valori personali (ed il valore relativo al bene/servizio) che influenzano la decisione?<br />
* Quanto è importante per il cliente entrare in possesso della soluzione al suo problema?<br />
* Quali sono le fratture o i punti di blocco nel processo decisionale? In quali fasi del ciclo di acquisto si verificano?</p>
<p>In questa analisi deve anche trovare la giusta collocazione l’atto della non-decisione. Il  fatto è che, in alcuni casi, il cliente semplicemente non decide; posticipa, rimanda, procrastina la decisione. Quello che è realmente drammatico non è tanto l’indecisione del cliente, quanto il fatto che, non decidendo, “congela” la possibile soluzione di un problema.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/tjt195/">Photocredit</a></p>
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		<title>Battuta e rete! Perché non funziona in tempi di crisi?</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 15:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiunque abbia assistito ad una partita di tennis sicuramente ha avuto occasione di vedere in opera la tecnica del “Serve and volley”. Il giocatore mette in pratica una strategia di attacco, avvicinandosi immediatamente alla rete subito dopo la battuta, cercando di chiudere il gioco con un colpo al volo. Come molte strategie di attacco, può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Marketing inefficace" src="http://farm3.static.flickr.com/2722/4106392813_9aa154ec13.jpg" alt="" width="333" height="500" />Chiunque abbia assistito ad una partita di tennis sicuramente ha avuto occasione di vedere in opera la tecnica del “Serve and volley”. Il giocatore mette in pratica una strategia di attacco, avvicinandosi immediatamente alla rete subito dopo la battuta, cercando di chiudere il gioco con un colpo al volo. Come molte strategie di attacco, può essere efficace, ma allo stesso tempo espone il giocatore al rischio di essere “infilato” da un passante.</p>
<p>Un rischio simile si verifica quando la stessa tecnica è applicata alla vendita ed alla relazione con i clienti. Se le fasi di contatto con un potenziale cliente possono riassumersi in due momenti: approccio e tentata vendita, l’effetto risultante può essere molto deludente. Le ragioni di questa inefficacia sono diverse. Se, parlando di prodotti o servizi semplici e/o conosciuti e facilmente accessibili, questo metodo può ancora funzionare, nel caso di servizi di maggior valore e prezzo, questa strategia é perdente:</p>
<p>* La maggior parte del lavoro consiste nel proporre preventivi e inseguire i clienti. I fattori che portano al successo/insuccesso sono puramente probabilistici -&gt; Se si mandano abbastanza preventivi, c’è sempre la possibilità (remota) che qualcuno di questi sia approvato. Ovviamente questo sistema può funzionare solo ed esclusivamente se si possiede la capacità di generare un numero sufficiente di contatti.</p>
<p>Tenendo in considerazione che le difficoltà del mercato hanno fatto diminuire globalmente il numero di persone potenzialmente interessate all’acquisto, è chiaro quanto sia difficile per chiunque mantenere in vita una attività con un sistema di marketing che si affidi  esclusivamente al caso ed alla fortuna. Se prima per taluni, questo sistema poteva anche essere marginalmente efficace, ma sostenibile, diviene impraticabile in momenti di crisi.</p>
<p>* Poiché questa modalità di acquisizione clienti è fondata esclusivamente sul contatto in presenza, utilizza prevalentemente risorse non rinnovabili come il tempo e la persistenza. Non esiste alcun tentativo di esercitare influenza o creare una relazione con il cliente. Non stupisce affatto che le rare acquisizioni di clienti create da questa modalità di contatto abbiano un basso indice di fidelizzazione.</p>
<p>* I clienti persi quando questa pratica non funziona sono difficilmente recuperabili. I tentativi di incontro  fatti a distanza di tempo mostrano spesso segni attrito e/o resistenza. Non è il caso di sorprendersi, poiché non è stato fatto alcuno sforzo per creare una relazione. Ad ogni contatto successivo, la connessione con il cliente riparte sempre praticamente da zero.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/qrodoflickr/">Photocredit</a></p>
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		<title>Marketing a tre dimensioni</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 17:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il processo di coinvolgimento che conduce un  cliente “papabile”  da una iniziale manifestazione di interesse alla scelta definitiva di  un determinato bene o servizio, si svolge in un luogo multi dimensionale. Affinché le iniziative di marketing riescano ad  influenzare positivamente la scelta di un cliente, è necessario che queste siano edificate  nelle tre dimensioni del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Marketing a più dimensioni" src="http://farm4.static.flickr.com/3207/2736261681_e0b8797b16.jpg" alt="" width="350" height="244" />Il processo di coinvolgimento che conduce un  cliente “papabile”  da una iniziale manifestazione di interesse alla scelta definitiva di  un determinato bene o servizio, si svolge in un luogo multi dimensionale.</p>
<p>Affinché le iniziative di marketing riescano ad  influenzare positivamente la scelta di un cliente, è necessario che queste siano edificate  nelle tre dimensioni del tempo.</p>
<p><strong>Il Tempo presente</strong> è il luogo nel quale effettivamente avviene il dialogo e la conversazione con il cliente. Presentazioni, telefonate, appuntamenti e visite avvengono in un territorio nel quale entrambe le parti si confrontano in una conversazione.</p>
<p><strong>Il passato spesso</strong> è utilizzato dal cliente come misura di riferimento per le sue scelte. Il cumulo di esperienze immagazzinato nel corso delle varie occasioni in cui è stato – cliente- diviene un elemento fondamentale per prendere decisioni che riguardano il suo futuro, personale e professionale.</p>
<p><strong>Talvolta si può avere la tentazione di considerare un potenziale nuovo cliente come una “tabula rasa”</strong>, un individuo fresco e pronto ad essere inserito nel meccanismo della persuasione. Interrogarsi sul passato del cliente, al contrario, può rivelarci con maggiore precisione la base di partenza del cliente.</p>
<p><strong>Molti si ritrovano a dialogare con dei clienti che sono esageratamente sospettosi,</strong> in alcuni casi addirittura ostili. Spesso questo atteggiamento è il frutto di una personalità distorta, altre volte è possibile assumere che ci si trovi di fronte ad un individuo – ferito- (e dolorante) da qualche esperienza sgradevole.</p>
<p>Il punto è che se non si comprende questo particolare tipo di passato, è possibile muovere l’interazione con il cliente solo attraverso idee e supposizioni. L’intuizione è un’utile abilità, può funzionare in alcuni casi, ma se non è guidata da basi più solide, può facilmente fare incorrere in errori di valutazione.</p>
<p><strong>Il passato d’altra parte, viene utilizzato dal professionista</strong> o dall’imprenditore per comprovare la capacità di produrre determinati risultati o soluzioni. Il cliente giudica e sceglie un determinato fornitore non solo appoggiandosi alla sua esperienza passata ma anche sulle abilità che il suo interlocutore è stato capace di dimostrare nel tempo.<br />
<strong>Se un conoscente ha avuto una esperienza positiva con un determinato fornitore</strong>, è più facile per lui – affidarsi –  ed aprirsi alla possibilità di acquistare da lui. Entrambi i passati, il vissuto personale del cliente e la storia individuale e la reputazione dell’azienda, vengono utilizzati entrambi per costruire un criterio di scelta.</p>
<p><strong>Il futuro d’altra parte, è l’essenza stessa del marketing e della vendita</strong>. E’ la promessa di un vantaggio, una soluzione o un beneficio che si realizzerà in un tempo stabilito<strong>. Il marketing opera nel presente, fondandosi nel passato, mentre  allo stesso tempo prospetta un futuro migliore per il cliente.</strong></p>
<p><strong>Non importa se il futuro sia l’acquisto di un bene o la fornitura di un servizio</strong>. Il futuro dove il marketing opera con successo è nella realizzazione tangibile di un mutamento in positivo della vita del cliente.<strong> </strong></p>
<p>﻿<a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/hirosheridan/">Photocredit</a></p>
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		<title>Il tocco che trasforma: come il marketing asincrono crea opportunità  per la vendita</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 09:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comprendere la differenza che intercorre tra le diverse fasi del marketing e la vendita vera e propria è un concetto spesso sottovalutato, specialmente nelle piccole attività. Se le attività di sviluppo del business possono essere abbastanza facilmente definite, come tutte le iniziative volte a sviluppare una interazione con un potenziale cliente, la vendita al contrario, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright" title="Marketing Asincrono" src="http://farm3.static.flickr.com/2765/4400871788_9e52b92308.jpg" alt="" width="282" height="400" />Comprendere la differenza che intercorre tra le diverse fasi del marketing e la vendita vera e propria</strong> è un concetto spesso sottovalutato, specialmente nelle piccole attività. Se le attività di sviluppo del business possono essere abbastanza facilmente definite, come tutte le iniziative volte a sviluppare una interazione con un potenziale cliente, la vendita al contrario, è ciò che accade quando si è in presenza di un cliente qualificato.</p>
<p><strong>Nella realtà dei fatti, ogni singola interazione con gli individui</strong> che vengono coinvolti nelle attività di marketing e comunicazione, è essa stessa una “piccola vendita”. Sia che si tratti di ottenere un piccolo avanzamento del cliente nel ciclo di acquisto, una risposta positiva ad una interazione, ognuno di questi movimenti avviene in modo graduale e spesso discontinuo.</p>
<p><strong>Quando questi punti di contatto con il cliente sono affidati alle due uniche modalità</strong>, l’approccio telefonico e la visita di persona, è chiaro che possono sorgere dei problemi. Affinché queste due modalità di interazione possano funzionare <strong>è necessario che esista una sincronia perfetta tra le due parti coinvolte</strong>. Se dovessimo chiamare al telefono un potenziale cliente che, proprio in quel momento è impegnato e non può/non vuole dedicarci del tempo, è evidente la mancanza di uno spazio aperto per una  interazione produttiva e confortevole per entrambe le parti.</p>
<p><strong>Perché una comunicazione sincrona possa avvenire, e sia fruttuosa, è quindi indispensabile la presenza e la volontà di entrambe le parti</strong>. Allo stesso tempo, gli impegni del lavoro e della quotidianità restringono e rendono più difficile la possibilità di avere queste interazioni ravvicinate. Quando questi incontri avvengono, il tempo è sempre limitato e la mente è spesso impegnata, proiettata verso le scadenze e gli impegni successivi della giornata.</p>
<p><strong>Se è vero che una conversazione “densa” di significato e di attenzione con un potenziale cliente è uno dei migliori strumenti di conversione</strong>, è altrettanto vero il fatto che per guadagnarsi la possibilità di accedere a questa interazioni ricche di significato, è necessario un lavoro preliminare – un compito che è possibile condurre anche con mezzi asincroni -</p>
<p><strong>Possiamo definire strumenti di comunicazione asincroni</strong> tutti quei mezzi che ci permettono di coinvolgere un potenziale cliente in una conversazione, anche quando non siamo fisicamente presenti. Attualmente abbiamo a disposizione decine di modi per entrare in contatto con il cliente aggiungendo valore durante l’interazione:</p>
<p>* Mandare una serie di articoli informativi (via email o con la posta tradizionale) su argomenti di interesse per il cliente.</p>
<p>* Inviare informazioni su cambiamenti legislativi e/o di mercato che possono influenzare la vita e l’attività del cliente.</p>
<p>*Inoltrare dei link a risorse utili al cliente (video, audio ecc).</p>
<p>* Spedire una newsletter periodica che contenga risorse ed interventi utili alla riflessione.</p>
<p><strong>La conversazione di persona, per quanto efficace, non è sempre possibile e spesso è adatta solo ad alcune fasi del ciclo di acquisto.</strong> Acquisire la padronanza di altri sistemi di contatto con il cliente non solo è utile, ma anche economico. Il tempo impiegato in viaggi e telefonate inefficaci può essere meglio impiegato creando strumenti e metodi di marketing a distanza che, a differenza del “tempo umano”, sono riutilizzabili indefinitamente.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/zeldarosenthal/">Photocredit</a></p>
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		<title>La Voragine del marketing</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 14:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per molti non esiste un momento più imbarazzante di quello che precede una telefonata con un cliente per sapere lo stato dell’approvazione di un determinato progetto e/o preventivo. Una tempesta di pensieri si affolla nella mente, insieme alla resistenza a sollevare la cornetta, come se pesasse un quintale. “Devo trovare una scusa per chiamare”. Talvolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Voragine della comunicazione di Marketing" src="http://farm5.static.flickr.com/4074/4891776119_ab6cb1c4b8.jpg" alt="" width="272" height="383" />Per molti non esiste un momento più imbarazzante di quello che precede una telefonata con un cliente per sapere lo stato dell’approvazione di un determinato progetto e/o preventivo. Una tempesta di pensieri si affolla nella mente, insieme alla resistenza a sollevare la cornetta, come se pesasse un quintale.</p>
<p><strong>“Devo trovare una scusa per chiamare”</strong>. Talvolta è questo il pensiero ossessivo che si presenta continuamente nei giorni che precedono la chiamata stabilita.</p>
<p><strong>Eppure, il pensiero ricorrente, l’ansia e l’imbarazzo</strong>, insieme  al desiderio di trovare una scusa per ricontattare il possibile acquirente, si radicano profondamente in una consapevolezza profondamente assimilata: non esiste probabilmente  alcuna ragione razionalmente accettabile per fare quella telefonata.</p>
<p><strong>La difficoltà e le resistenze, il  desiderio di trovare delle scuse nascondono delle assunzioni erronee insieme a carenze nel marketing e nella comunicazione.</strong> Le più comuni sono (in ordine sparso):</p>
<p><strong>* Il cliente non si aspetta una telefonata</strong> perché questo non è stato affermato precisamente ed in modo scritto al momento della consegna del progetto e del preventivo. Ovviamente questo rende la chiamata più “impegnativa”.</p>
<p><strong>* Il cliente ha ricevuto un preventivo senza essere realmente qualificato o pronto per l’acquisto</strong>. Molti mandano preventivi utilizzando un criterio “numerico” con la speranza che, una volta o l’altra qualche progetto vada in porto. Il risultato è quello di ritrovarsi a parlare con persone che non hanno alcun interesse ad ascoltare. Abbastanza stressante, vero?</p>
<p><strong>* “Se non chiamo personalmente per sollecitare, il cliente non prenderà mai una decisione”.</strong> La traduzione di questo concetto in termini pratici è: “ i miei clienti sono degli imbecilli e non sono capaci di prendere autonomamente una decisione”. Ebbene, questa convinzione purtroppo è molto comune e allo stesso tempo difficile da sradicare. Nella realtà dei fatti, tra sollecitare un cliente e aiutarlo a prendere una scelta responsabile ed informata c’è un abisso.</p>
<p><strong>Questa voragine può essere colmata da un progetto di comunicazione responsabile</strong>. Fare dei progressi durante i contatti con i potenziali clienti, aiutarli nella scelta e nella costruzione di un modello di acquisto consapevole sono dei passi che non possono essere  delegati ad una semplice telefonata. La resistenza che si percepisce al momento, se si osserva con attenzione, è motivata da una ragione molto semplice: <strong>si ha la consapevolezza che quella telefonata non offre alcun valore!</strong> Ecco perché è così difficile.</p>
<p><strong>La soluzione a questo intoppo, è semplice: aggiungere più valore nei contatti con i clienti! Nulla più e nulla meno.</strong></p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/soamplified/">Photocredit</a></p>
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		<title>Ripensare il concetto di soddisfazione del cliente</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 14:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dare ai clienti quello che desiderano, servirli al meglio delle proprie possibilità, creare e mantenere una cultura di servizio rivolta al cliente sono affermazioni di intento ugualmente  diffuse e condivisibili. Chi si sognerebbe di affermare il contrario o operare in maniera differente? Eppure, se osservata più in profondità, l’idea di servire il cliente  soddisfando le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright" title="Soddisfazione Cliente" src="http://farm5.static.flickr.com/4055/4521089467_b20f5f8036.jpg" alt="" width="350" height="234" />Dare ai clienti quello che desiderano</strong>, servirli al meglio delle proprie possibilità, creare e mantenere una cultura di servizio rivolta al cliente sono affermazioni di intento ugualmente  diffuse e condivisibili. Chi si sognerebbe di affermare il contrario o operare in maniera differente?</p>
<p><strong>Eppure, se osservata più in profondità</strong>, l’idea di servire il cliente  soddisfando le sue esigenze è un concetto quantomeno limitante, se non viziato da un atmosfera di passività.</p>
<p><strong>Nella maggior parte dei casi, infatti, le attività di servizio al cliente </strong>sono un insieme di funzioni che avvengono rigorosamente nel presente. Il mio cliente ha bisogno di un nuovo computer? Non c’è problema, vendo un pc al mio cliente. Un possibile acquirente ha bisogno di una assicurazione rc auto? Perfetto! Ecco la sua polizza.</p>
<p>D’altronde, soddisfare le esigenze del cliente è naturale ed è esattamente quello che i clienti si aspettano da un fornitore, qualunque sia il tipo di attività che gestisce.</p>
<p><strong>Ad un livello differente però, esiste la possibilità di un piano di azione preventivo</strong>. Di cosa avrà bisogno il cliente nei prossimi mesi ed anni? Come cambieranno le sue condizioni, le sue esigenze ed i suoi desideri?</p>
<p><strong>La svolta tra il concetto di “servire i desideri del cliente” ed anticipare i bisogni futuri</strong> è ricca di implicazioni, per qualunque genere di attività, sia che venda beni o che sia una attività propriamente di servizio.</p>
<p><strong>Anticipare i possibili cambiamenti nella vita del cliente richiede un cambiamento sostanziale</strong> <strong>nell’approccio alla comunicazione con il cliente</strong>. Se lo sguardo superficiale si concentra sulla singola vendita e la transazione economica ad essa collegata, la visuale allargata <strong>può e deve comprendere le interazioni future con il cliente. </strong></p>
<p><strong>Affacciarsi verso il  futuro della relazione con il cliente</strong> <strong>significa anche costruire le basi per una relazione di fedeltà</strong>. E’ evidente infatti quanto sia più facile stabilire e mantenere una relazione duratura se si acquisisce la capacità di essere “più presenti” nella vita del cliente.</p>
<p>Se essere e comunicare nel “qui ed ora” può condurre ad una vendita, ad un successo ed alla generazione di un cliente, spostarsi anche solo leggermente nel futuro può significare molto di più.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/samcaplat/">Photocredit</a></p>
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		<title>Marketing due passi in avanti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte decisioni relative al marketing ed allo sviluppo del business vengono prese sotto l’impulso della scarsità. Non dire “No” ad un cliente che si sa essere problematico, accettare lavori sottopagati oppure al contrario cercare di spingere per un acquisto di cui si percepisce che si sta perdendo la possibilità,  sono semplicemente alcune sfumature di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Marketing due passi in avanti" src="http://farm5.static.flickr.com/4037/4589124742_359aafdfe7_m.jpg" alt="" width="234" height="240" />Molte decisioni relative al marketing ed allo sviluppo del business vengono prese sotto l’impulso della scarsità. Non dire “No” ad un cliente che si sa essere problematico, accettare lavori sottopagati oppure al contrario cercare di spingere per un acquisto di cui si percepisce che si sta perdendo la possibilità,  sono semplicemente alcune sfumature di questo atteggiamento.</p>
<p>Chiunque abbia la responsabilità di promuovere un servizio o un bene complesso sa bene che il tempo necessario perché il cliente prenda la sua decisione di acquisto può essere anche piuttosto lungo. In alcuni casi particolari, specialmente nel business to business e nel marketing dei servizi, non è affatto rara la necessità di contatti ripetuti anche per diversi mesi, trattative e negoziazioni perché si arrivi al momento finale la proposta di un progetto.</p>
<p><strong>Lavorare secondo un piano di marketing e comunicazione coerente</strong> richiede di vivere nel presente <strong>mantenendo allo stesso tempo uno sguardo orientato al futuro</strong>. Il futuro è la stipula del contratto e l’inizio del lavoro, il presente è il cliente con le sue domande, le sue insicurezze e difficoltà.</p>
<p><strong>Affinché questo insieme di attività necessarie per guidare il cliente all’acquisto abbia l’aspetto di un processo</strong>, e quindi non sia una serie di iniziative portate avanti in modo casuale e/o emotivo, è necessario un piano. Le attività di marketing ed i punti di contatto con il cliente devono essere parte di un sistema, devono avere una struttura, un senso ed una logica di progressione.</p>
<p><strong>Questo risultato può essere ottenuto solo se le attività di marketing hanno un carattere costantemente anticipatorio</strong>. Decidere come comunicare con i clienti giorno per giorno, senza un piano preciso ed una conoscenza attenta dei percorsi realmente utilizzati dai clienti per la loro scelta, porta a risultati parziali e frammentari. Quando le decisioni sui punti di contatto con i clienti sono effettuate più in funzione dell’umore del momento che su dati e feedback reali<strong>, è normale che affiorino delle discrepanze  che risulteranno in fratture ed interruzioni del percorso d’acquisto del cliente</strong>.</p>
<p><strong> Un sistema di marketing che corrisponda a questi requisiti deve tenere conto di:<br />
</strong><br />
* Modalità di acquisto del cliente e propensione a passare da uno step del ciclo di acquisto al successivo.</p>
<p><strong>* Segmentazione e categorizzazione dei clienti</strong>. Individui con personalità diverse si relazionano con i fornitori in modo particolare. E’ necessario che differenti categorie di clienti abbiano la possibilità di essere guidati all’acquisto secondo le loro inclinazioni. Nello sviluppo dei punti di contatto con i clienti è importante tenere conto di questo fattore.</p>
<p><strong>* Essere sempre in anticipo</strong>. Se non si ha idea della direzione seguita dal cliente, le iniziative di marketing avranno sempre un carattere passivo e reattivo.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/notsogoodphotography/">Photocredit</a></p>
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		<title>Voler Credere: una lezione da Charlie Brown</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 14:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi ha una minima familiarità con il fumetto di Charles  Shultz “Peanuts” ha presente uno degli episodi ricorrenti. Lucy tiene ferma la palla ovale mentre Charlie Brown prende la rincorsa per calciarla. Immancabilmente, Lucy toglie la palla all’ultimo momento, causando l’inevitabile capitombolo di Charlie Brown. La scena si ripropone più e più volte nelle strisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Voler Credere Strategia di Marketing" src="http://farm3.static.flickr.com/2551/4153621948_85c3b7dbf7.jpg" alt="" width="400" height="339" />Chi ha una minima familiarità con il fumetto di Charles  Shultz “Peanuts” ha presente uno degli episodi ricorrenti. Lucy tiene ferma la palla ovale mentre Charlie Brown prende la rincorsa per calciarla. Immancabilmente, Lucy toglie la palla all’ultimo momento, causando l’inevitabile capitombolo di Charlie Brown.</p>
<p>La scena si ripropone più e più volte nelle strisce e conduce sempre al medesimo tragico finale, lo scivolone di Charlie. Nonostante gli innumerevoli ruzzoloni, Charlie ha sempre un residuo di fiducia nel fatto che, Lucy non toglierà via la palla al momento della rincorsa. <strong>Charlie, nonostante tutto, vuole credere.<br />
</strong><br />
<strong>Molti clienti, vogliono credere</strong>. Anche dopo avere attraversato esperienze negative, delusioni o insoddisfazioni, una parte di loro desidera profondamente che il racconto o la storia sia vera. Anche la persona più scettica e prevenuta<strong>, se ascolta un messaggio di marketing lo fa perché una  parte profonda, desidera credere</strong>. Se non fosse così, la persona si chiuderebbe immediatamente alla possibilità di dialogo ed ascolto.</p>
<p><strong>Comprendere il concetto del voler credere quando si pianifica un messaggio di marketing</strong> o una campagna, significa accettare che, nel momento in cui un cliente ascolta, <strong>è presente un certo grado di fiducia</strong>. Questo tipo di <strong>fiducia è come un gettone che deve essere speso bene</strong>. E’ rinnovabile ma non sempre con la stessa persona- azienda. Se il voler credere iniziale, il “bonus” viene tradito, è molto difficile che questo venga rinnovato, almeno non con la persona che ha tradito la fiducia.</p>
<p><strong>La fiducia del “Voler Credere” può essere ben spesa come un momento iniziale per relazioni produttive</strong> e durature, oppure può essere sprecata in modo insensato. Molte attività che cambiano nome lo fanno proprio per questa ragione, allo scopo di recuperare un credito di fiducia che è stato scioccamente dilapidato.</p>
<p><strong>Usata consapevolmente ed in modo responsabile, la fiducia iniziale accordata dai clienti</strong> può divenire il fondamento di una relazione duratura. Se però si abusa del “voler credere”, i risultati saranno disastrosi. <strong>Voler credere non è una fede sciocca ed insensata ma una apertura, una possibilità</strong>.  Tradirla significa trasformare la stima iniziale in una porta che rimane definitivamente chiusa.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/pagedooley/">Photocredit</a></p>
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		<title>Perché si abbia una vendita….serve un cliente!</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 17:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché molte conversazioni di vendita vanno alla malora o nascono con il piede sbagliato? Una della ragioni più comuni che sono la causa di obiezioni, resistenze e tante opportunità chiuse o perdute, sono riconducibili ad una motivazione essenziale: la conversazione non  sta avvenendo con un cliente. Per quanto possa apparire banale, questa è una delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Vendere Servizi Professionali" src="http://farm4.static.flickr.com/3115/2783101194_9ecce16cd1.jpg" alt="" width="233" height="350" />Perché molte conversazioni di vendita vanno alla malora o nascono con il piede sbagliato? Una della ragioni più comuni che sono la causa di obiezioni, resistenze e tante opportunità chiuse o perdute, sono riconducibili ad una motivazione essenziale<strong>: la conversazione non  sta avvenendo con un cliente</strong>.</p>
<p>Per quanto possa apparire banale, questa è una delle ragioni principali dell’insuccesso: <strong>cercare di vendere a coloro che mancano delle condizioni essenziali per essere definiti clienti.<br />
</strong><br />
<strong>Resistenze, chiusura dell’interlocutore, obiezioni su obiezioni</strong> sono spesso il sintomo più chiaro che si sta parlando con la persona sbagliata. Oppure la conversazione ha luogo con la persona giusta, <strong>ma accade nel momento sbagliato</strong>.</p>
<p>Molti spendono (e perdono) gran parte del tempo dedicato al marketing ed alla comunicazione, semplicemente parlando con persone sbagliate, oppure nel momento sbagliato.  Questo processo ha come risvolto pratico una grande quantità di tempo (e denaro) perso, frustrazione e talvolta anche rabbia.</p>
<p><strong>Quello che può trasformare in modo positivo questo processo è una definizione condivisa, oggettiva e misurabile di come può essere definito un cliente.</strong></p>
<p>Il cliente ha un <strong>problema</strong> che può essere risolto dal nostro servizio?<br />
Il cliente è <strong>consapevole</strong> del problema?<br />
Il cliente <strong>vuole</strong> risolvere il problema ed è disposto a pagare per acquisire la soluzione?<br />
La soluzione ha un <strong>valore</strong> chiaro e percepito dal cliente?<br />
Il cliente ha il <strong>denaro</strong> sufficiente per acquistare la soluzione?</p>
<p>Cercare di vendere ad un individuo che non abbia maturato sufficiente chiarezza sulle risposte a queste domande è naturalmente un compito  impegnativo, stressante  e laborioso. <strong>Dedicare più attenzione ai processi del marketing per arrivare a parlare solo con clienti qualificati, paga</strong>. E’ produttivo non solo in quanto <strong>produce migliori risultati</strong>, ma anche perché il processo è più piacevole, per il professionista ed anche per il cliente.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/63138333@N00/">Photocredit</a></p>
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		<title>Molteplici punti di contatto per il marketing dei servizi complessi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 15:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il marketing di prodotti o servizi/prodotti complessi ha spesso un ciclo di acquisto medio o lungo. Nella pratica del marketing, questo significa che per avere successo nell’acquisizione di un cliente è necessario che la comunicazione sia sostenuta nel tempo. Al contrario molti, forse a causa della mancanza di strumenti di comunicazione opportuni, si ritrovano a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://farm3.static.flickr.com/2060/1865482908_20b890274b.jpg" alt="" width="350" height="233" />Il marketing di prodotti o servizi/prodotti complessi ha spesso un ciclo di acquisto medio o lungo. Nella pratica del marketing, questo significa che per avere successo nell’acquisizione di un cliente è necessario che la comunicazione sia sostenuta nel tempo. Al contrario molti, forse a causa della mancanza di strumenti di comunicazione opportuni, si ritrovano a considerare l’incontro diretto con il cliente come l’unica opportunità per concludere la vendita.</p>
<p>La difficoltà si manifesta quando il processo di vendita non funziona , oppure è solo parzialmente efficace. La motivazione di questo fallimento è semplice: <strong>il cliente non è pronto ad acquistare</strong> in quel particolare momento e i tentativi di entrare i contatto sono inefficaci.</p>
<p>Questa modalità di sviluppo dell’attività può essere considerata come un modello ad alta intensità/breve tempo. Si spinge per la chiusura della vendita o del contratto <strong>perché si ha la consapevolezza che, passato un certo lasso di tempo, il cliente perde interesse</strong>, si rivolge alla competizione, oppure semplicemente svanisce nel nulla.</p>
<p><strong>Le ragioni che spingono ad adottare questa modalità di comunicazione con i potenziali clienti sono facilmente intuibili</strong> e, in un certo modo, anche comprensibili. Poiché non si possiedono l’abilità e gli strumenti per <strong>iniziare </strong>e <strong>proseguire </strong>con una comunicazione a minore intensità ma prolungata nel tempo, <strong>le settimane che succedono al primo contatto con il cliente sono considerate fondamentali.</strong></p>
<p><strong>Quando però il cliente si ritrova a dovere affrontare scelte complesse, tecniche e spesso di difficile comprensione </strong>(e digestione), è assolutamente normale che abbia necessità di più tempo per aprirsi alla possibilità della decisione di acquisto, comprendere la necessità ed il valore della decisione e giustificare razionalmente la ricerca di un budget necessario per acquistare la soluzione al suo problema.</p>
<p><strong>Un progetto di comunicazione che sia coerente con le modalità di acquisto</strong> e che segua il processo decisionale del cliente non può fare a meno dello sviluppo di una serie di punti di contatto con il cliente <strong>che siano concordi con i suoi processi decisionali  durante l&#8217;intera lunghezza il ciclo di acquisto</strong>.</p>
<p><strong>Affinché  questo processo possa essere sviluppato adeguatamente è necessario sviluppare una architettura della comunicazione congrua ed uniforme alle domande ed aspettative del cliente.</strong></p>
<p>In particolare, è necessario acquisire informazioni su:<br />
* Come il cliente prende le decisioni.<br />
*Quali informazioni sono necessarie perché il cliente sia capace di fare una scelta di acquisto informata.<br />
* Quali ostacoli può incontrare durante le varie tappe del percorso di acquisto.</p>
<p><strong>Acquisire questo genere di informazioni non è sempre semplice o intuitivo</strong>. La qualità delle informazioni  ottenute attraverso i classici strumenti di indagine “formale”, raramente raggiungono la profondità di contatto<strong> che è possibile ottenere con il contatto diretto e genuino con i clienti</strong>. Questo processo richiede tempo, empatia per il cliente ed i suoi processi decisionali ed emotivi,<strong> ed il desiderio sincero di entrare in contatto con il cliente.</strong></p>
<p><strong>Una volta acquisite le informazioni,</strong> la cura nel creare dei punti di contatto significativi con il cliente dovrà tenere conto di come  le diverse tipologie di cliente affrontano l’acquisto. A questo punto, l’elemento più complesso della creazione di un sistema di comunicazione multistadio non consiste tanto nella razionalizzazione dei mezzi e dei contenuti utilizzati per la comunicazione, <strong>quanto piuttosto nella sua umanizzazione</strong>: adattare le strategie e tattiche utilizzate in funzione della particolarità del singolo cliente.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/batega/">Photocredit</a></p>
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		<title>Rinforzare la relazione con il cliente</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 18:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[relazione cliente]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni professionista o impresa che abbia la consapevolezza di dovere affrontare un ciclo di acquisto lungo e/o complesso per arrivare al contratto o alla chiusura della vendita, ha chiarezza su questo:  l’elemento determinante,  capace di muovere l’ago della bilancia verso l’approvazione di un progetto è legato strettamente al tipo di rapporto o di relazione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Rinsaldare e rinforzare le relazioni con i clienti" src="http://farm4.static.flickr.com/3046/3051558283_742c73a640.jpg" alt="" width="400" height="263" />Ogni professionista o impresa che abbia la consapevolezza di dovere affrontare un ciclo di acquisto lungo e/o complesso per arrivare al contratto o alla chiusura della vendita, ha chiarezza su questo:  l’elemento determinante,  capace di muovere l’ago della bilancia verso l’approvazione di un progetto è legato strettamente al tipo di rapporto o di relazione che si è stati in grado di costruire con chi ha l’autorità per approvare la decisione finale.</p>
<p><strong>Una decisione complessa presa dal cliente è costituita da una serie di micro decisioni</strong>. Queste singole possono essere influenzate positivamente dalle varie iniziative di marketing e vendita.</p>
<p><strong>Ho scritto:”influenzare in positivo” ed ho volutamente messo da parte la reazione opposta</strong>:<strong> l’allontanamento del cliente dalla decisione e dalla conversazione</strong>. L’idea che il marketing “faccia sempre bene” spesso conduce alla considerazione che <strong>qualunque iniziativa abbia un effetto positivo</strong>. Anche se alcune iniziative funzionano meglio di altre, comunque<strong>, è sempre meglio fare più marketing che meno</strong>. Questa considerazione è,  però, solamente parziale, e può condurre a decisioni con effetti negativi per l’azienda o l’attività professionale.</p>
<p>Se dovessimo fare finta di suddividere le attività di marketing sulla base della loro efficacia nel consolidare la relazione con un potenziale cliente avremo:</p>
<p><strong>1)  Attività che influenzano positivamente</strong> la relazione fornitore/cliente.<br />
<strong>2)  Attività che hanno un impatto neutro</strong> e non influenzano in positivo o in negativo la relazione tra potenziale cliente ed azienda.<br />
<strong>3) Attività che hanno un effetto negativo e rallentano la creazione di una relazione</strong>, allontanando il potenziale cliente dall’acquisto.</p>
<p><strong>Nella realtà dei fatti non esistono attività “neutre”</strong> dal punto di vista del rafforzamento del rapporto con il potenziale acquirente. I clienti sono impegnati, hanno aziende da portare avanti, e la loro disponibilità a perdere tempo improduttivo  è equivalente allo zero.</p>
<p><strong>Rimangono quindi solo due tipi di azioni utili allo scopo di guadagnare clienti</strong>: quelle positive e quelle negative. Se prendiamo in considerazione il fatto che il <strong>tempo</strong> e <strong>l’attenzione</strong> dei potenziali interlocutori sono limitati, ogni iniziativa di marketing deve tenere conto di questi fattori:</p>
<p><strong>* Informazioni, materiali  di marketing ed argomentazioni di tipo educativo devono essere “facilmente digeribili”</strong> dal cliente. E’ meglio dividere e spezzettare le informazioni che rischiare di essere ignorati.</p>
<p><strong>* La relazione con il cliente è come una fonte energetica non rinnovabile</strong>. Deve essere considerata con rispetto, cura per evitare di esaurirla in modo permanente.</p>
<p><strong>*L’elemento che favorisce maggiormente l’avanzamento della conversazione è direttamente collegato con la capacità di dimostrare e creare valore</strong>. Ogni elemento che non supera il test del “valore aggiunto”, deve essere purgato e riorientato verso una comunicazione centrata su quello che è più utile per il cliente.</p>
<p>* La possibilità di usurare la relazione attraverso iniziative di marketing mal congegnate, irrilevanti o inutili per il cliente è reale e deve essere tenuta in forte considerazione. Due elementi che devono essere tenuti a mente in queste fasi sono:</p>
<p><strong>1) Rinsaldare la relazione e la connessione con il cliente<br />
2) Evitare di rovinarla con iniziative irrilevanti.<br />
3) I clienti interessati dischiudono la loro porta</strong> permettendoci di comunicare con loro attraverso il marketing.</p>
<p>Questa porta non rimane sempre aperta ma è necessario bussare ogni volta, chiedendo ripetutamente il permesso di entrare. Questa licenza di ingresso non deve mai essere considerata come un bene acquisito e garantito, ma si rinnova ogni volta che si entra in contatto con il cliente. <strong>Il solo bussare non è mai sufficiente, è necessario anche essere invitati ed ospiti  graditi.</strong></p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/polinasergeeva/">Photocredit</a></p>
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		<title>Un piano per mantenere i clienti e aumentare i profitti</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 13:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Atteggiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Consulenza]]></category>
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		<category><![CDATA[efficacia economica]]></category>
		<category><![CDATA[informazioni competitive]]></category>
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		<category><![CDATA[modello di business]]></category>
		<category><![CDATA[Piano di marketing]]></category>
		<category><![CDATA[portafoglio clienti]]></category>
		<category><![CDATA[posizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[relazione cliente]]></category>
		<category><![CDATA[Servire il cliente]]></category>

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		<description><![CDATA[Mantenere attivo e vitale il portafoglio clienti è una delle attività che giustamente viene percepita come prioritaria da professionisti e studi.  Il modello di business di molte attività professionali d’altra parte ha, alla base della sua redditività, programmi di servizio di tipo ripetitivo, o collaborazioni a medio-lungo termine  di assistenza che garantiscono allo stesso tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Aumentare i profitti" src="http://farm5.static.flickr.com/4029/4212010180_344e1f0cfa.jpg" alt="" width="405" height="304" />Mantenere attivo e vitale il portafoglio clienti è una delle attività che giustamente viene percepita come prioritaria da professionisti e studi.  Il modello di business di molte attività professionali d’altra parte ha, alla base della sua redditività, programmi di servizio di tipo ripetitivo, o collaborazioni a medio-lungo termine  di assistenza che garantiscono allo stesso tempo sicurezza e redditività.</p>
<p><strong>Dal punto di vista dell’efficacia economica dell’attività professionale</strong>, questo modello può essere molto vantaggioso. Un numero sufficiente di clienti con i quali si è stabilito  un rapporto collaborativo di tipo continuativo, spesso garantisce la stabilità finanziaria sufficiente a pianificare le strategie di espansione ed a supportare le attività di marketing e comunicazione necessarie per questo scopo.</p>
<p><strong>Un piano di marketing che sia adatto a mantenere il portafoglio clienti</strong> e allo stesso tempo mettere le basi per una penetrazione ulteriore negli account cliente già acquisiti, deve tenere conto di questi fattori:</p>
<p><strong>* Deve essere proattivo</strong>. Gestire la relazione con il cliente è ok,  ma questo non deve scivolare in un atteggiamento esclusivo di difesa del portafoglio clienti. Al contrario,  esaminare ed analizzare attivamente gli standard effettivi della qualità del servizio offerto al cliente, interviste mirate allo scopo di  ampliare la conoscenza della situazione dei clienti sono elementi molto importanti <strong>per anticipare opportunamente nuove opportunità</strong> che, in caso di scarsa attività, possono diventare occasioni o “aperture” che consentono un facile punto di ingresso per i concorrenti.</p>
<p><strong>*Acquisire informazioni competitive sui clienti</strong> può essere il preludio ad <strong>azioni di marketing di tipo anticipatorio</strong>. Mantenere l’account cliente è importante, vitale,  ma espandere  la “presa” può esserlo ancora di più, perché può condurre ad aumentare la redditività dei singoli clienti attraverso  la creazione di attività di cross promotion e introduzione  di nuovi servizi collaterali.</p>
<p><strong>* Questo obiettivo può essere raggiunto più facilmente adottando una modalità consulenziale nei confronti del cliente</strong>. Questo può essere ottenuto sia dal punto con un mutamento dell’atteggiamento ed anche  con opportune attività di  marketing e comunicazione.</p>
<p><strong>* Servire il cliente al meglio delle proprie possibilità è ok</strong>, ma <strong>anticipare</strong> i suoi bisogni e le  problematiche che potrebbero manifestarsi nel futuro è decisamente meglio. Adottare questo atteggiamento in modo coerente,  integrandolo con una mentalità di servizio consapevole, <strong>contribuisce a rafforzare il  posizionamento dello studio e del singolo professionista come consigliere di fiducia</strong> e non come semplice fornitore di servizi.</p>
<p>Questo modo di pensare e agire,  adottato in pratica e vissuto in profondità, <strong>trasforma completamente il concetto obsoleto di “gestire le aspettative del cliente”</strong>. Essere proattivi, anticipare cambiamenti e situazioni che possono indebolire o rafforzare le attività del cliente, ponendosi nella posizione precisa del consulente,  <strong>colloca il professionista su un nuovo livello. </strong>Implica l’acquisizione di una posizione superiore di leadership, protezione  ed “attenzione attiva” verso il cliente.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/indi/">Photocredit</a></p>
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		<title>Fidelizzazione del cliente: la relazione dispari</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 20:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Atteggiamento]]></category>
		<category><![CDATA[B2B Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing per Professionisti]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing relazionale]]></category>
		<category><![CDATA[accaparrarsi i clienti]]></category>
		<category><![CDATA[clienti più fidelizzati]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione aperta]]></category>
		<category><![CDATA[fidelizzare il cliente]]></category>
		<category><![CDATA[questionario di soddisfazione]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione con il cliente]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[strategie preventive]]></category>

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		<description><![CDATA[Con l’obiettivo di fidelizzare il cliente, professionisti ed imprese spendono una considerevole quantità di tempo e denaro. In genere questo investimento viene ripagato proficuamente da un maggior valore del cliente nel corso degli anni, acquisti superiori, più referenze e passaparola ecc.  ecc. Ti lascio per Fred! Quando il cliente va via ed interrompe la relazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Fidelizzare il cliente" src="http://farm1.static.flickr.com/21/31247647_941f1120a6.jpg" alt="" width="350" height="257" />Con l’obiettivo di <a title="Fidelizzare il cliente" href="http://www.businessdoctor.it/Come-mantenere-e-fidelizzare-i-clienti?.html">fidelizzare il cliente</a>, professionisti ed imprese spendono una considerevole quantità di tempo e denaro. In genere questo investimento viene ripagato proficuamente da un maggior valore del cliente nel corso degli anni, acquisti superiori, più referenze e passaparola ecc.  ecc.</p>
<p><strong>Ti lascio per Fred!</strong><br />
Quando il cliente va via ed interrompe la relazione con il suo fornitore preferito, è quasi sempre un fulmine a ciel sereno. I segnali sottili che preludono alla fuga del cliente vengono riconosciuti raramente. Un po’ come accade nelle relazioni, l’abbandono spesso ha scarso o nessun preavviso. L’unica differenza sostanziale può essere ravvisata nell’essenza stessa della relazione fornitore/cliente, lo squilibrio.</p>
<p><strong>La relazione con il cliente è spesso squilibrata</strong>. L’impresa ha quasi sempre più bisogno del cliente di quanto il cliente abbia bisogno di lei. Le strategie sviluppate per guadagnarne la fiducia, nella maggior parte dei casi rientrano nella categoria della gratifica. Regali, incentivi, sconti e offerte speciali hanno lo scopo di invogliare il cliente a rimanere leale, facendo leva sul meccanismo della reciprocità.</p>
<p>Eppure i clienti che vanno via non restituiscono mai i doni ricevuti. Abbandonano il campo quasi sempre in silenzio.</p>
<p>A  volte l’infedeltà è una diretta responsabilità dell’impresa. Si abbassano gli standard di servizio al cliente, il lavoro non viene fatto come in passato, oppure la causa di tutto è il semplice lassismo.</p>
<p><strong>L’adescamento del cliente.</strong><br />
Altre volte il tradimento accade come diretta conseguenza della lusinga. Questo è un vero campo minato. Il fatto che le altre attività sul mercato cerchino di accaparrarsi i clienti, è  spesso sottovalutato. Proprio i clienti più fidelizzati, coloro che hanno  acquistato per più tempo e per importi superiori alla media sono le prede più ambite. Proprio per questa ragione, dare per scontata la fidelizzazione del cliente potrebbe risultare un errore costoso e difficilmente riparabile.</p>
<p><strong>Questi clienti “preziosi”</strong> sono un assetto valido ed importante per l’azienda. Per mantenerli tali, sono necessarie strategie <strong>preventive</strong> per evitare che vengano inavvertitamente“scippati” dalla concorrenza.<br />
L’errore più comune consiste proprio nel considerare infrangibile la relazione con il cliente quando, magari proprio in questo momento, un concorrente sta mettendo in opera delle iniziative per conquistarlo.</p>
<p>La probabilità che un cliente venga spontaneamente a raccontarti  su come i tuoi concorrenti lo stiano corteggiando è tutto sommato remota.  E’  probabile che il cliente si limiti ad ascoltare, almeno in una fase iniziale, queste proposte. Se l’offerta è particolarmente allettante è ragionevole che un giorno o l’altro,  dica “sayonara” e svanisca nel nulla.</p>
<p>Le misure necessarie per controbattere questa minaccia di adescamento devono essere necessariamente preventive e dirette.</p>
<p>* Prevenire è importante prendendo come punto di partenza la consapevolezza che la concorrenza ha il medesimo tuo interesse ad accaparrarsi clienti chiave che sono fedeli  nel tempo.</p>
<p>* Intraprendere azioni dirette significa che la conoscenza della situazione del cliente  e dei suoi orientamenti per il futuro difficilmente possono essere sintetizzati dalle risposte ad un semplice questionario di soddisfazione o di feedback.</p>
<p><strong>Alla domanda “Sei soddisfatto/a del livello e qualità dei nostri servizi?”</strong> raramente troverai un cliente che ti risponderà: “ Per ora si. Sto valutando l’impresa x perché mi vuole fare risparmiare il 30%. Quasi quasi vi faccio fare un’asta al ribasso”. Avere risposte sincere dai clienti è un lavoro potenzialmente “scomodo”. C’è il rischio di ricevere risposte oneste e veritiere<strong>. Ma questo è possibile solo instaurando una comunicazione aperta e paritaria, parlando – realmente – con i clienti.</strong></p>
<p>Questo a volte può creare disagio, ma d’altra parte…funziona!</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.flickr.com/photos/calliope/">Photocredit</a></p>
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