Perché i clienti non acquistano?
Talvolta, accade semplicemente così: il cliente ha il denaro per compiere l’acquisto, ha bisogno del bene o del servizio offerto, ha l’autorità per decidere sull’acquisto ed ha consapevolezza che il problema che richiede soluzione deve essere risolto in un determinato lasso temporale. Eppure accade il niente, il nulla, lo zero assoluto. Il cliente non acquista.
Quando questo comportamento vede luce, si tenta (spesso invano) di scendere alle lusinghe. Si abbassa il prezzo, magari convinti che questo sia l’elemento che farà scatenare una decisione positiva. Altre volte si cerca di aggiungere valore. Questo valore aggiunto può avere la forma di beni o servizi extra che si aggiungono al servizio principale. In alcuni casi, anche questi tentativi risultano improduttivi. Il cliente non prende una decisione.
Una decisione di acquisto, in particolare quando questa risoluzione riguarda prodotti o servizi complessi, implica sempre un cambiamento di percezione da parte del cliente. Affinché il cambiamento “esterno” accada, sia esso la scelta finale dell’acquisto o il perfezionamento di un contratto, è necessario che sia preceduto da un mutamento interno di percezione.
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La tre domande silenziose del copywriting

Se i materiali di marketing potessero parlare, se lettere, brochure , depliant ed anche i siti web avessero la facoltà di rispondere e, come il genio della lampada avessimo soltanto tre richieste o desideri a disposizione, quali sarebbero le più utili per migliorare la comunicazione scritta?
* Stai aiutando i miei clienti nella scelta dei miei beni o servizi?
* Stai riuscendo ad argomentare in modo sufficientemente chiaro la mia posizione sul mercato, come risolvo i problemi per i miei clienti?
* Stai offrendo ragioni ed argomentazioni sufficienti al mio lettore per permettermi di acquisire una considerazione superiore rispetto ai miei concorrenti?
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Come evitare di cedere al marketing botulinico
Le immagini di attori, attrici e starlette che ricorrono a cure estetiche per cercare di ringiovanire e magari rivitalizzare una carriera stanca fanno velocemente il giro delle riviste e nella rete. Ma forse le immagini più popolari, sono quelle che ritraggono gli effetti disastrosi di determinati interventi estetici. Visi inespressivi, nasi abnormi e gonfiori vari sono al’ordine del giorno.
Spesso, le iniziative di marketing hanno un effetto simile, botulinico. L’attenzione viene spostata al lato più facilmente modificabile del marketing e della comunicazione, quello estetico. In questo modo, le attività intraprese si limitano a considerare l’aspetto esteriore:
* Ridisegnare il look del sito aziendale o dello studio professionale.
* Rinnovare il logo e/o la carta intestata.
*Aggiornare l’aspetto delle brochure e dei materiali di marketing.
ecc ecc.
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Content marketing vera rivoluzione?

L’attuazione di strategie di content marketing è parecchio di moda in questi giorni. Se ne parla nei blog, nei forum, su twitter e facebook. Tutte le voci rinforzano l’idea che il content marketing sia importante e allo stesso tempo ne testimoniano sia validità ed efficacia, sia l’aspetto “rivoluzionario”.
Una riflessione che dovrebbe precedere l’adozione del content marketing e la sua integrazione tra i vari strumenti di comunicazione, dovrebbe tenere conto proprio di questo aspetto innovativo. Se osserviamo la definizione del content marketing di Wikipedia, possiamo leggere come:
“Content marketing is an umbrella term encompassing all marketing formats that involve the creation or sharing of content for the purpose of engaging current and potential consumer bases. Content marketing subscribes to the notion that delivering high-quality, relevant and valuable information to prospects and customers drives profitable consumer action. Content marketing has benefits in terms of retaining reader attention and improving brand loyalty”
Questa definizione che di per se è ben calzante, mette in evidenza due elementi essenziali: Leggi tutto
Il tocco che trasforma: come il marketing asincrono crea opportunità per la vendita
Comprendere la differenza che intercorre tra le diverse fasi del marketing e la vendita vera e propria è un concetto spesso sottovalutato, specialmente nelle piccole attività. Se le attività di sviluppo del business possono essere abbastanza facilmente definite, come tutte le iniziative volte a sviluppare una interazione con un potenziale cliente, la vendita al contrario, è ciò che accade quando si è in presenza di un cliente qualificato.
Nella realtà dei fatti, ogni singola interazione con gli individui che vengono coinvolti nelle attività di marketing e comunicazione, è essa stessa una “piccola vendita”. Sia che si tratti di ottenere un piccolo avanzamento del cliente nel ciclo di acquisto, una risposta positiva ad una interazione, ognuno di questi movimenti avviene in modo graduale e spesso discontinuo.
Quando questi punti di contatto con il cliente sono affidati alle due uniche modalità, l’approccio telefonico e la visita di persona, è chiaro che possono sorgere dei problemi. Affinché queste due modalità di interazione possano funzionare è necessario che esista una sincronia perfetta tra le due parti coinvolte. Se dovessimo chiamare al telefono un potenziale cliente che, proprio in quel momento è impegnato e non può/non vuole dedicarci del tempo, è evidente la mancanza di uno spazio aperto per una interazione produttiva e confortevole per entrambe le parti. Leggi tutto
La Voragine del marketing
Per molti non esiste un momento più imbarazzante di quello che precede una telefonata con un cliente per sapere lo stato dell’approvazione di un determinato progetto e/o preventivo. Una tempesta di pensieri si affolla nella mente, insieme alla resistenza a sollevare la cornetta, come se pesasse un quintale.
“Devo trovare una scusa per chiamare”. Talvolta è questo il pensiero ossessivo che si presenta continuamente nei giorni che precedono la chiamata stabilita.
Eppure, il pensiero ricorrente, l’ansia e l’imbarazzo, insieme al desiderio di trovare una scusa per ricontattare il possibile acquirente, si radicano profondamente in una consapevolezza profondamente assimilata: non esiste probabilmente alcuna ragione razionalmente accettabile per fare quella telefonata.
La difficoltà e le resistenze, il desiderio di trovare delle scuse nascondono delle assunzioni erronee insieme a carenze nel marketing e nella comunicazione. Le più comuni sono (in ordine sparso): Leggi tutto
Ripensare il concetto di soddisfazione del cliente
Dare ai clienti quello che desiderano, servirli al meglio delle proprie possibilità, creare e mantenere una cultura di servizio rivolta al cliente sono affermazioni di intento ugualmente diffuse e condivisibili. Chi si sognerebbe di affermare il contrario o operare in maniera differente?
Eppure, se osservata più in profondità, l’idea di servire il cliente soddisfando le sue esigenze è un concetto quantomeno limitante, se non viziato da un atmosfera di passività. Leggi tutto

