Marketing con integrità

drjekillmrhideFai il  “Jekyll Test” per capire il grado di coerenza del tuo marketing

Tutti conoscono la storia del Dr. Jekyll e  Mr Hyde. Il rispettabile ed elegante scienziato che, all’improvviso, si trasforma in un essere mostruoso e completamente amorale.

Questa storia è il racconto di uno sdoppiamento della personalità. Un cittadino dalla nota stabilità sociale ha la capacità di trasformarsi all’improvviso e divenire una persona   completamente differente.

E’ sotto gli occhi di tutti!
Sicuramente è diffusa la percezione di una società disgregata e frammentata. E’ sufficiente guardare la cronaca dei giornali per leggere storie di tranquilli padri di famiglia che all’interno di una scatola di metallo (un automobile) si trasformano in folli assassini pronti a pugnalare per una mancata precedenza.

Quando la disintegrazione attacca il business!
Il fatto sul quale vorrei puntare l’attenzione è il fatto che la disgregazione o meglio, lo sdoppiamento della personalità, si riflette in maniera preminente anche nel modo di fare business.

Persone normali, con vite sociali apparentemente normali, quando si tratta di gestire l’attività, hanno dei comportamenti e delle etiche professionali completamente differenti rispetto a quelli che adottano nella loro normale vita quotidiana.

Questa trasformazione ha degli effetti che sono chiaramente visibili e percepibili. Cattivo marketing, menzogne rivolte ai clienti, pubblicità mendace o  mistificatoria, cattiva cura del cliente Questo elenco potrebbe allungarsi. ..parecchio!

Quali sono gli elementi che  generano questa  disintegrazione?
Penso che siano differenti le cause e le motivazioni che riflettono questo tipo di atteggiamento.   Avidità, desiderio di arricchirsi a tutti i costi..e probabilmente altre ancora. Ma quello sul quale vorrei riflettere è questo:

La doppia morale!
Dr. Jekyll e Mr. Hide sono completamente diversi. Non solo dal lato fisico. Hanno due personalità completamente differenti. Proprio come capita ai personaggi della storia, quando la comunicazione ed il marketing sono disgregati, in realtà è la persona a non essere integra. È separata, divisa.

Il nocciolo della frattura risiede nella separazione tra la morale ed  etica personale e quella professionale. Il principio  che è alla base di questo atteggiamento è questo:nella vita professionale si può fare quello che nella vita personale non si farebbe mai.

Non pensi che questo sia un po’ folle?

Esiste un senso per cui alcune persone nel fare business soffrono di “sdoppiamento della personalità”?
Percepisco che  molti vivano la loro vita professionale come un qualcosa di completamente separato (nell’ottica dei valori e del comportamento) dalla loro vita personale, quella che conducono come cittadini, mariti, mogli, persone, padri ecc.

Una ginnastica mentale schizofrenica!
Penso che questo atteggiamento costituisca una sorta  di “ginnastica”  morale ed emozionale. Indossare un ruolo specifico quando si veste il camice “del business” ed uno per la vita privata. Ma questo ha senso?

Come scoprire se il proprio marketing soffre dello sdoppiamento alla “Dr Jeckill”?
(il Test del Dr Jekill)

Il test è molto semplice. Prova ad applicare lo stesso modello che usi attualmente per vendere e comunicare con i tuoi clienti alle persone che ti sono più vicine e che ami di più. Parlo di fidanzate, fidanzati, mogli, mariti, fratelli, zii, nonne…

Sei disposto a vendere a tua nonna come vendi ai tuoi clienti?
Se il semplice atto di pensare di applicare gli stessi metodi che usi con i tuoi clienti a tua nonna, ti provoca una certa resistenza, bene, è probabile che questo sia il segno che devi cambiare qualcosa nel tuo modo di comunicare con i clienti. (Puoi stare anche sufficientemente tranquillo…Sei recuperabile). Questo perché esiste una seconda opzione:

Sei perfettamente a tuo agio nel comunicare con i tuoi clienti esattamente come fai con i tuoi cari. Non esiste alcuna separazione. Ho solo un piccolo dubbio, a questo punto:

Sei Dr. Jeckill oppure Mr. Hide?

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Commenti

7 Risposte to “Marketing con integrità”
  1. Karim Gorjux says:

    Lo sdoppiamento lo si trova in tante cose secondo me. C’è gente che cambia quando guida, quando va allo stadio o quando corteggia una donna. Non pensavo anche nel marketing.. :-)

  2. Alessandro says:

    Se provi a guardare anche altre categorie, vedrai la vastità di proporzioni del fenomeno. Basta solo pensare ai politici che predicano moralità in parlamento e vengono scoperti in albergo con le prostitute..Ma è solo il primo esempio che mi viene in mente.
    :D

  3. Francesco says:

    Apparentemente il discorso fila, ma è una analisi un pò superficiale, molto teorica e poco pratica:
    Innanzi tutto ci sono i retaggi culturali, che non sono ancora affatto superati.
    Vedo molte aziende per motivi professionali e purtroppo ne ho viste tante anche a causa dell’età.
    I sistemi sociali apparentemente si sono evoluti, ma sono rimasti tali e quali nel mondo dell’impresa.
    Ho sempre sentito dire quel venditore non molla la preda neanche se gli sparano…acchiappa il cliente e gli riempie il magazzino….. Spingi questo prodotto che non lo vuole nessuno, altrimenti ci rimane in magazzino…. Quell’imprenditore è un dritto, non paga mai nessuno, se alla fine li paga gli fà tirare il collo a morte, li tiene per le palle… Quell’imprenditore si mette dalle sei di mattina a controllare i carichi che escono, controlla che i suoi dipendenti non gli freghino qualche pezzo e se lo rivendano ai suoi stessi clienti, in nero e a metà prezzo, coperti dalle fatture e dalle bolle precedenti….. cosi via eticamente cantando.
    Gli operai fregano il padrone la mattina presto, e lui per mantenere il suo primato di merda, si sveglia prima di loro anche dopo due ictus.
    Il problema che l’etica nel comportamento sociale è figlia delle schematiche percettive, che a loro volta sono sono figlie dell’iterazione con l’organismo sociale stesso. Viste con questo assunto, i comportamenti descritti sopra e nell’articolo, assumono un loro pieno significato. Valori ed etica non sono sinonimi, oltretutto non sono mai assoluti, al massimo sono percepiti.
    Non esiste un listino dei buoni valori o degli approcci etici più o meno etici, quindi la situazione è molto più fluida di quanto affermi.
    Il problema è che nelle aziende italiane vige la dittatura del ciclo finanziario, fare cassa necesse est, valori non necesse est.
    Sinchè le banche strozzine strangoleranno imprenditori incompetenti, vigerà il “mors tua vita mea”, tanto alla fine l’importante è saper fare “il botto” senza andare in galera. L’azienda si riapre, il marchio se ne fà un’altro, i clienti se ne trovano altri tanto non si fidelizzano….. ecc. ecc. abbiamo voglia a predicare che la marca è il salvadanaio nel quale mettiamo gli investimenti in comunicazione, le risate beffarde si sprecano……

  4. Stefan says:

    il tuo discorso fila, ma è un discorso teorico forse più di quello di Alessandro…

    la realtà è che in ogni momento puoi decidere che cosa fare e se cambiare o no il tuo comportamento; se sei un operaio puoi decidere di andare da un’altra parte se un posto non ti soddisfa, se invece sei un titolare puoi decidere di cambiare operaio se non lavora secondo i tuoi standard.
    certo in Italia le leggi e la situazione non aiutano l’economia, ma si può sempre scegliere di andare da un’altra parte.
    ho parecchi amici che l’hanno fatto e non escludo di farlo io, se la situazione non va più bene.
    se poi sei al punto che devi mandare avanti le cose perchè non puoi più tirarti indietro, perchè non hai scelta… bè è troppo tardi, dovevi pensarci prima.
    in questo caso la situazione stessa ti sta facnedo vedere il tuo errore.
    valori, etica percepita, schematiche percettive, etc… tutto valido ma il tuo discorso prevede di essere totalmente integrati con un certo modo di vedere le cose, esserne quasi complice.
    se sei in quella situazione, è chiaro che per tirarti fuori devi perdere o cedere qualcosa.

    dal tuo discorso sembra che, alla fine, tutti siano fondamentalmente buoni, ma a causa del “sistema”, delle schematiche percettive o dell’iterazione con l’organismo sociale stesso, alla fine tutti si comportano male (e magari ci soffrono anche…).
    e tirar fuori le palle, invece?!

  5. Francesco says:

    Se la mettiamo sul personale, ti dico che io sono uno di quelli che è passato attraverso tutte le cose che hai detto.
    Ho lasciato una nota azienda televisiva nazionale nella quale lavoravo da 12 anni (e dove guadagnavo alla grande) proprio per motivi etici.
    Erano i tempi della Milano da bere, la politica dominava senza ritegno, e io ero inserito bene tra quelli che dominavano.
    Ho tirato fuori le palle, convito delle mie capacità e dell’esperienza familiare (sono figlio di un imprenditore)mi sono detto: “mi butto nel mercato vero”.
    Ho avuto varie aziende e mi sono scontrato con il “sistema”.
    Se non distribuisci mazzette o trucchi gare d’appalto, o non fai fatture false, in Italia sei destinato a morire (altro che etica).
    Ho insitito con le palle, e allora ho aperto un import export. Stati uniti (laser), Germania (superleghe tecnologiche e metalli preziosi), C.S.I. l’ex URSS del primo dopo Gorbacioff, (mobili ed elettrodomestici), in tutte queste esperienze avevo sempre un limite: essere Italiano o meglio avere una azienda integrata nel sistema paese Italia.
    Ho passato intere giornate a girare per i piani del ministero del commercio, dell’I.C.E. e della S.A.C.E.
    Al ministero neanche i massimi dirigenti sapevano come gestire i famosi (tristemente)”plafond” d’esportazione. (si paga l’IVA sulla produzione destinata all’esportazione, che diventa una garanzia per esportazioni future, e in pratica non la rivedi più (anni e anni per avere i rimborsi).
    L’Istituto per il Commercio Estero, dispone di indagini e statistiche suoi paesi di destinazione vecchie di decenni, e te le fanno anche pagare…
    La SACE assicura i crediti solo su linee di credito aperte in paesi che hanno stretto accordi a livello nazionale, (in una nazione dove i governi cambiavano ogni sei mesi)
    Anche io conosco gente che ne è uscita, ma ne è dovuta uscire definitivamente brillanti ricercatori che hanno aperto imprese di eccellenza (http://bostonclinicalresearch.com) ma i devi lasciare alle spalle la tua identità di Italiano, non è bello credimi.
    Per tutte queste scelte professionali, io non ho potuto avere una famiglia tutta mia, e allora ho mollato, ma ancora mi piacerebbe lavorare solo perchè si è bravi.
    Ora non investo più di mio, è già un gran passo, faccio il responsabile marketing in una agenzia di comunicazione integrata, gioco con i valori tutti i giorni, spessissimo predico nel vuoto…

  6. Stefan says:

    eh allora se hai già provato tutto, non so che dirti, mi spiace. io sto pensando sempre più a trasferirmi del tutto in Brasile…

  7. Francesco says:

    Il brasile è sicuramente è bello, la mogle di un mio amico è di Manaus, lavorava in una banca famosa nell’area amazzonica (venezuela, brasile, bolivia, colombia) ma anche in tutto il Brasile, lei ne parla come un incubo, L’Italia a confronto è un paradiso di legalità. In questo periodo storico, si è aggiunto il populismo di estrema sinistra di Lula da Silva, che è stato eletto proprio sull’onda del disgusto generalizzato, ma ovviamente i sui interventi improvvisati e poco tecnici, hanno peggiorato la situazione, immobilizzando anche il poco che c’era di positivo. Se sei un criminale rifugiato, il Brasile va bene, se sei uno normale non va bene neanche se vuoi aprire una impresa senza particolari pretese.
    Il padre dela mia ex ragazza (pilota alitalia in pensione) ha investito la sua (grassa) liquidazione per aprire un albergo a Bahia, l’ultima volta che l’ho sentito, era talmente pressato e vessato da banditi e ricattatori di tutti i generi, non sapeva come liberarsi dell’hotel, men che meno sapeva come riuscire a recuperare l’ “investimento” per scappare al più presto da paradisiaco brasile, per fortuna sua gli arriva una delle pensioni extralarge che l’Alitalia mangiasoldi gli ha consentito di conquistarsi, e che lo porterà a vivere da ricco per il resto dei suoi anni.
    Se proprio vuoi abbandonare il “belpaese”, ti sconsiglio il Brasile, molto meglio il Costarica o Panama ad esempio.

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