Perché applicare il metodo “Triage” ai servizi di consulenza?
La metodologia del Triage, resa popolare da serie televisive come E.R., è diventata un termine di uso comune. Nata in periodo di guerra come strumento essenziale per salvare il salvabile ed aiutare il maggior numero di feriti utilizzando il minor numero di persone possibile, questa tecnica è divenuta ormai uno strumento ed una pratica essenziale in tutti pronto soccorso del mondo.
Ma cosa ha a che fare il Triage con la consulenza?
Può apparire strano, ad una occhiata di superficie, ma se proviamo a guardare in dettaglio, il metodo Triage, alla sua origine divideva le persone ferite in tre categorie fondamentali:
1) Coloro che sarebbero sopravvissuti indipendentemente del tipo di cure di cure ricevute.
2) Persone che erano destinate a morte certa non importa a quale cura fossero sottoposti.
3) Persone che con un intervento tempestivo, avrebbero potuto salvarsi.
Lo stesso accade con la consulenza!
Applicare il metodo Triage alla pratica della consulenza significa praticamente che non puoi salvare tutti. Devi scegliere.
Anche “non scegliere” è una scelta!
Non scegliere, oppure scegliere in modo parziale o anche con i criteri errati, significa che una persona che poteva essere aiutata dal consulente, non riceverà l’aiuto necessario poiché l’energia ed il tempo del professionista è stato diluito da interventi inutili ed inefficaci.
Come consulente e professionista non puoi non considerare il fatto che in ogni modo sei costretto a fare una scelta tra coloro che puoi aiutare e coloro che non puoi aiutare. Se provassi ad aiutare tutti i possibili clienti sicuramente qualcuno di questi “morirebbe”.
Tempo ed energia sono risorse limitate
Come in una situazione di pronto soccorso o di emergenza, considera il fatto che l’ attività, specialmente quella di un consulente indipendente è regolata dall’uso di due risorse fondamentali: Il tempo e l’energia.
Puoi spendere tutto il tempo e la tua energia a rianimare un cliente che non è salvabile?
Sicuramente no. Per questo diviene essenziale compiere una scelta! Anche se non sempre è facile farlo con serenità.
Tre principi guida che possono essere utili:
*Non puoi aiutare tutti quindi diviene essenziale capire non solo chi puoi aiutare, ma allo stesso tempo, tra le persone che puoi aiutare efficacemente è necessario selezionare coloro che possono ottenere i migliori risultati dal tuo lavoro.
*Il cuore dell’attività di consulenza è quello di produrre risultati (e valore)per i clienti. L’attività stessa della consulenza è questione di efficienza e di risultati. Per questo diviene essenziale capire chi sono i tuoi potenziali clienti, cioè coloro che possono ottenere il massimo dal tuo lavoro.
* L’Accanimento terapeutico non è corretto, non solo in campo medico, ma anche nel campo della consulenza. A volte, dire di no è la soluzione migliore.
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Stessa cosa con le donne!
Condivido, e penso che questo si possa giungere anche alle relazioni in generale… l’accanimento terapeutico non è mai un comportamento molto produttivo
Dire no è un qualcosa che si dovrebbe imparare a prescindere dall’attività … evita che ci si trovi difronte a chi vuole, “un uovo, un gioco e del cioccolato”!!! E’ anche un modo per dare più valore alla propria immagine e professionalità …paradossalmente vieni più apprezzato quando con decisione e fermezza affermi la tua posizione rispetto a quando ti dimostri disponibile con tutti e in tutte le situazioni. Per cui concordo, “Triage” forever!!!
Sono d’accordo.Dire sempre “Si” fa decadere completamente la professionalità e l’indipendenza del professionista.
Se assumo un professionista (in qualunque campo) per avere un consiglio da un esperto, non mi aspetto che mi dia ragione solo perchè lo pago. Al contrario, lo assumo perchè mi contraddica,se necessario, aiutandomi a migliorare.
Mandare a cagare. Esplicitamente con le donne e implicitamente con i clienti.
Ammazza Karim…hai il dente avvelenato eh?
…ma con le donne non credo funzioni a lungo con le “strategie” di mkt…con i clienti si!!!!