Coloro che utilizzano abitualmente l’email per mandare Newsletter, Dem e/o messaggi informativi sanno per esperienza che aggiungere un certo livello di personalizzazione nelle email può contibuire a migliorare le risposte da parte dei destinatari. Alcuni studi made in Usa hanno quantificato che con la personalizzazione della comunicazione di marketing è possibile ottenere risultati anche superiori del 400% nelle aperture delle email.  Ottimo, dico io.

Qualche sapientone al di qua dell’oceano ha approfittato di questo studio affinandolo con la “Formula del culturista” -> se uno è buono, quattro è meglio. Un’amica mi ha inviato una newsletter promozionale che è un’otttimo esempio di questa sper-personalizzazione. In questa email il nome del ricevente viene ripetuto letteralmente decine di volte all’interno della email. Quasi una volta in ogni paragrafo.

Ovviamente l’effetto di una comunicazione condotta in questo modo è opposto a quello che si desiderava ottenere. La presenza del nome del destinatario della email nelle prime righe o nell’oggetto dell’ email può essere considerato un modo carino e garbato di rendere la comunicazione più personale. Ripetere senza decenza il nome più e più volte non  solo è noioso e stupido, ma diviene addirittura offensivo.

Questo modo di agire, piuttosto che essere persuasivo appare al lettore come una (non tanto velata) presa per il culo. Ricordo come alcuni anni fa ho sperimentato la stessa sensazione parlando con un venditore. Ogni due o tre frasi ripeteva: “Vede dottore….” “Volevo dirle dottore che…”. “Sa Dottore che..” Chiaramente io non sono il tipo di persona che si sente lusingato dall’essere chiamato dottore a ripetizione. Sicuramente altre persone, probabilmente difettose di autostima hanno una risposta positiva nell’essere chiamati a raffica con il loro nome o titolo. Per il restante universo….Personalizzare ok, ma con moderazione.

2017-05-18T20:45:22+00:00 Tags: |