Questo è uno degli errori più comuni commessi da chi si occupa di professioni creative oppure utilizza la creatività come strumento principale  nella comunicazione dei propri servizi.

Come agisce il mito del portfolio?

L’idea che sottende la “saga del portfolio” è esattamente questa: considerare che l’arte e/o i prodotti della creatività siano capaci di parlare da sé, raccontare una storia oppure dimostrare automaticamente la competenza, professionalità ed il valore di colui che li ha creati. Il concetto chiave è che l’idea creativa, se buona ed eccezionale, venda da sé. Non ha alcun bisogno di alcuna spiegazione o argomentazione.

Ovviamente, il presupposto che sta alla base di questo ragionamento è errato o perlomeno meritevole di essere messo in discussione.  Se decido di visitare una mostra di arte moderna di un particolare artista e voglio capirci qualcosa, devo fare un lavoro preliminare. Potrei leggere qualcosa sull’artista, informarmi sulle sue idee ed i suoi concetti. Se sono un ignorante in fatto di arte moderna, la mia esperienza potrebbe rientrare in due soli  schemi di fruizione: mi piace oppure no. Il medesimo ragionamento può essere applicato a quando l’arte, o il lavoro creativo viene utilizzato a fini commerciali.  Grafica, design, advertising sono solo alcuni campi dove il modello del portfolio viene utilizzato comunemente come strumento di marketing.

La domanda scottante è realmente questa: è sufficiente il portfolio oppure è necessario qualcosa in più?  La risposta è ovvia ed anche banale. Se il portfolio di per se fosse capace di creare clienti partendo dal nulla, questa sarebbe veramente una soluzione ideale. Sarebbe sufficiente stampare un numero sufficiente di “Portfolio Book” ed inviarli per posta ai clienti selezionati. Il passo successivo potrebbe essere quello di  sedersi vicino al telefono dell’ufficio, attendendo gli squilli dei clienti pronti ad acquistare.

Oppure, nel caso della comunicazione sul web, si potrebbe pubblicare il portfolio come una galleria di immagini ed aggiungere bene in vista il numero di telefono per essere contattati immediatamente dai futuri clienti. Oppure, meglio ancora, pubblicare direttamente il codice Iban per ricevere immediatamente i soldi nel proprio conto corrente.

Questa è, ovviamente, un’idea forzata ed inverosimile. Nella realtà dei fatti, pochi sono realmente in grado di lavorare con successo in un campo altamente competitivo con un simile modello di comunicazione (e tra breve spiegherò chi riesce a farlo e perché).  Quello che mi preme  mettere in evidenza è che utilizzare il modello del portfolio come unico pilastro della comunicazione,  produce risultati solo parziali e frammentari.

Se dovessi trovarmi nella condizione di acquistare servizi di grafica o design non essendo un esperto del campo, il mio modello di acquisto è realmente limitato. La mia scelta è limitata alle due opzioni di cui ho parlato in precedenza. Se quello che vedo mi piace, lo acquisto. Se non mi piace,non acquisto.

Poiché non possiedo un criterio di acquisto efficace (non sono un esperto), la mia scelta è realmente soggettiva. Basandomi solo sul mio gusto personale, potrei compiere una scelta errata,  viziata dalla convinzione che ciò che mi piace è allo stesso tempo buono per la mia attività.  Questo è equivalente a prendere decisioni vitali per il business…lanciando una monetina!

Stai dicendo che il portfolio non  deve avere spazio nel marketing? Assolutamente no. La credenza realmente deleteria è  collegata all’idea che il portfolio sia uno strumento di marketing “autarchico” e che sia capace di creare valore senza alcuna argomentazione.

Portfolio ed argomentazione nella realtà dei fatti, appaiono come due sistemi  incompatibili. Dove l’uno regna, l’altro viene dimenticato o negato. Al contrario, un giusto equilibrio di portfolio ed argomentazione, permette di creare una percezione di valore sostenibile ed utile al cliente per acquisire un criterio di acquisto efficace.

In un paragrafo precedente ho accennato al fatto che per alcuni, la strategia del portfolio, funziona, in alcuni casi, anche molto bene. Questo vale solo per chi ha un’attività affermata. Funziona solo per coloro che nel corso degli anni sono stati capaci di  costruire un brand forte ed indiscutibile. Per costoro, argomentare e dimostrare il proprio valore non è così  necessario.

Per i leader del campo non è indispensabile argomentare il valore. Questo per un’unica ragione, lo hanno già fatto in passato. E’ evidente. E’ un dato di fatto.

Per questo, imitare i leader del campo ed emulare il loro modo di agire, di comunicare e fare marketing, è la via più certa verso l’insuccesso.

2017-05-18T20:45:20+00:00 Tags: |